Del tempo presente

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Di questo tempo mi terrorizza la totale mancanza di solidarietà.

L’impressione netta è quella di vivere in un vespaio. Un luogo dove le persone sono perlopiù sorde, vuote e, nei casi peggiori, ciniche. Di un cinismo spietato, spesso esibito come se fosse un merito, un punto d’onore o qualcosa di cui essere orgogliosi.

Fiumi di bile sono sempre pronti per essere scaricati sulle vicende altrui. Successi, insuccessi, rapporti, figli (presenti o mancanti), soldi, lavoro, salute e aspetto fisico; nulla sfugge alle lingue affilate, agli occhi malevoli, alle menti piccole. Le vite degli altri – nonostante siano (per loro) prive di valore – sono sempre al centro di serrate critiche, giudizi morali e invidie.

La rete è come sempre un ottimo osservatorio per questi fenomeni. Se in passato la cattiveria restava confinata nel parlato quotidiano di certe persone (più raramente nei gesti: per quelli ci vuole coraggio), oggi essa trova una nuova declinazione in forma scritta. Tanto che se ne potrebbe fare un vero e proprio genere letterario. Veleno digitale, malizia virtuale o, se preferite, malanimo 2.0.

Le forme principali di questa galassia di comportamenti si possono riassumere in un breve, anche se non esaustivo, elenco.

Ignoranza diffusa; scarso rispetto della vita e della morte; fascinazione per la violenza; bullismo; razzismo; sessismo; assenza di solidarietà (qui mi ripeto, ma è necessario) e di empatia; ostentazione di beni, di (vere o millantate) posizioni economiche e di potere finalizzata all’umiliazione e alla mortificazione del prossimo; esibizione costante e ripetuta del proprio corpo diretta a deprimere i propri simili; eccessiva divulgazione della dimensione intima, privata e personale; competizione esasperata in ogni aspetto dell’esistenza.

Citare un caso, o più casi, per ciascuna delle forme sopraelencate richiederebbe troppo spazio e tutto sommato vi basterà ripensare alla vostra esperienza per trovare esempi di quanto detto. Vi lascio soltanto tre brevi suggestioni:

  • La campagna finalizzata a svalutare l’importanza della laurea – e del percorso di studio connesso – portata avanti su LinkedIn da alcuni strani figuri (ovviamente non laureati).
  • I commenti all’interno delle pagine web dei giornali per i fondi che lo Stato spende nell’accoglienza dei migranti.
  • La condivisione (frequente sui social) di immagini che ritraggono estranei vestiti in modo rozzo, o semplicemente diverso, per farne oggetto di scherno e di derisione collettiva.

Questi comportamenti probabilmente non sono imputabili alla rete e alla diffusione dei social. Internet è solo un mezzo, il problema è altrove.

Scontiamo in primis un ritardo educativo e culturale notevole e questo non è un problema da poco. In secondo luogo, gli effetti della crisi economica sono acuiti dall’assenza di reti di solidarietà forti, dalla mancanza di una società in grado di rispondere con la coesione necessaria alle minacce che vengono da povertà, disoccupazione e corruzione. Paghiamo una politica miope che ha concentrato risorse, idee e infrastrutture in una sola parte del Paese: non parlo soltanto del divario Nord/Sud ma anche di quello tra alcuni grandi centri e la maggior parte delle periferie (urbane e non). In ultimo, ma non meno grave, subiamo le conseguenze di una diseducazione di massa, prodotta da due o più generazioni sostanzialmente incapaci di educare i propri figli (non occorre essere genitori per accorgersene). Messa da parte la rigidezza, troppo presto bollata come violenza, le famiglie contemporanee – non tutte per fortuna – sembrano vivere in un sistema (viziato) di difesa a oltranza della prole, come nel peggior familismo amorale.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Viviamo in una società ignorante, disgregata, feroce, individualista ed edonista (fino alla nausea).

[Il discorso sarebbe lungo e complesso; probabilmente andrebbe anche suddiviso ma io mi fermo qui. La foto viene da un rullino che ho fatto sviluppare qualche giorno fa (Ilford 400 scattato con una Rollei 35 Led). A chi interessa: ho aperto un account instagram anche se non so quanto durerà ( https://www.instagram.com/aldieve.l/ ).]

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22 pensieri su “Del tempo presente

  1. Come non essere d’accordo? Viviamo in un medioevo digitale, dove i vizi, le cattiverie, la vuotezza di idee, viene amplificata all’ennesima potenza. E questo è un fenomeno che si moltiplica, giorno per giorno … che fare? L’interrogativo gramasciano sempre più attuale, sempre più da porsi. Che fare noi? …

    1. Ciao Ally, non so esattamente cosa dovremmo o potremmo fare… Sarebbe già un gran passo in avanti rendere coscienti le persone.
      Grazie per essere passato e un abbraccio!

    1. Ciao Katia, pensa che sono anche più pesante di così! 🙂
      In ogni caso, ed è la cosa peggiore, ci sono anche persone che scrivono fiumi di cattiverie (quando va bene) e ci mettono anche la faccia.
      Grazie per essere passata, presto tornerò anche io a leggere più attivamente!

      1. Se ci mettono la faccia già mi stanno più simpatici di chi si nasconde. Sono sicura tu sappia essere tanto più pesante quanto più leggero, Michele. Non è comunque una questione di peso 😉 ti seguo sempre volentieri

  2. Leggere questo post è un po’ come guardare Report: sai che vengono dette cose vere e ti monta il giramento di maroni. Però serve anche a guardarsi dentro, a farsi un’analisi di coscienza per cercare, nel nostro piccolo, di essere migliori di così.

      1. Mi sa che dovremmo pensare a qualcosa tipo “wine for kit di sviluppo e scanner”: la pellicola ti si addice proprio, e si armonizza col tuo pensiero.

        L’altroieri sono passato dal folletto giapponese, vestale delle macchine fotografiche a telemetro, e mentre gli lasciavo la Q (abbandonata definitivamente) ho visto che ci sono delle M6 estremamente abbordabili …. Dopo i 2 risultati che ho visto hai scattato con la Rollei, io – fossi in te – comincerei a farci un pensierino.

        Un abbraccio!

      2. Devo venire a conoscerlo questo folletto giapponese! Sì, ho visto anche io che aveva diverse M6 a disposizione. Vedremo nei prossimi mesi! 🙂
        Un abbraccio!

  3. Insegnando mi accorgo ogni giorno che nel Paese c’è un’emergenza educativa gravissima, contro la quale si hanno ben poche armi; anche perché gli strumenti culturali che potrebbero aiutare a fare delle scelte, a leggere la realtà, a sentirsi meno soli anche (e non è cosa da poco) vengono disprezzati dai più, quotidianamente. Leggo nelle persone una sensazione di disagio nei confronti della cultura, di cui la campagna di svalutazione della laurea è (forse) la realizzazione concreta.
    E con questa valanga di ottimismo ti auguro una buona giornata 😉
    P.S.: povera laurea… già che serve a poco nel mondo del lavoro, mortifichiamola pure attraverso una campagna 😦

    1. Rincaro la dose citando le bestie (sedute anche negli scranni più alti) che affermano che nelle scuole italiane si debba insegnare il futuro (cosa vogliano dire non lo so). Ricordi la storia delle tre I.?
      Avrei dovuto fare l’indovino, il mago o il millantatore tecnologico anziché studiare storia.
      Del resto abbiamo ancora ministri con il diploma, a chi importa della laurea?
      Il prossimo anno anche tablet e smartphone in classe: auguri cara.
      Buona giornata anche a te!
      M.

  4. Il passato dovrebbe servire per comprendere le scelte di allora, il contesto e, soprattutto, gli errori.
    E’ vero, sui social si legge molta cattiveria, ma ho deciso di stare alla larga da tutto il brutto (e l’inutile) che ho intorno. Rara TV, aboliti tutte quelle trasmissioni che parlano del nulla e quelle che vogliono condizionare il pensiero e le azioni enfatizzando determinate situazioni: non mi va che mi manipolino la testa!
    Per la solidarietà, non farei di ogni erba un fascio. Esistono sacche di solidarietà attiva, al di là della carenza delle politiche di welfare

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