Amarcord

Visto che le ragazzine della mia età facevano le schizzinose, con quei vestiti avrei fatto colpo sulla Marisona, una prostituta di trentacinque anni molto formosa, che non vedeva l’ora di sverginarmi. […] Così, a tredici anni, ebbi la prima esperienza sessuale con una donna di vent’anni più vecchia. Non avevo potuto vivere il mondo dei giochi e delle favole, ma la nuova stagione mi pareva ancor più interessante. Quella donna era la riscossa e il paradiso. In pochi mesi mi ritrovai innamorato. [Vitaliano Ravagli – Wu Ming, Asce di guerra, Torino, Einaudi, 2005, pp. 152-153.]

L’altra sera, in un film carino, c’era un ragazzo che perdeva la verginità con le puttane. Erano anche discrete, le signorine del sobborgo parigino in cui viveva il protagonista. Per dare fuoco alle polveri aveva spaccato il salvadanaio a forma di porco che possedeva sin dalla più tenera infanzia. Ai moralisti potrebbe sembrare una cosa misera. A mio avviso, al contrario, il giovanotto non avrebbe potuto fare uso migliore di quei quattro soldi.

Se avessi avuto certe occasioni, da ragazzino, non me le sarei fatte sfuggire di certo.

Ricordo benissimo quegli anni. Per una cosa del genere io e quelli del mio gruppetto ci saremmo venduti anche l’anima, come tutti i ragazzini in preda agli ormoni. A quell’età avevamo un’idea parecchio sfocata e contorta. Vivevamo nella provincia profonda e tutto arrivava in ritardo. Eravamo marginali (e periferici) anche a proposito di sesso e donne.

Personalmente non amavo le mie coetanee. Erano acerbe e inappetibili come quelle prugne selvatiche che trovi nei rovi spinosi a margine di strada. Mi piacevano parecchio le donne adulte, quelle che vedevo in tv, per strada o che potevo sbirciare nelle pagine di certe riviste oscure che ora sono scomparse dalla circolazione. Insomma più grandi di me e anche un po’ (o parecchio) volgari. O semplicemente giunoniche come la tabaccaia di Amarcord. A pensarci bene, in quinta elementare ero alto un metro e cinquantasei centimetri, vicino a una di quelle che mi piacevano sarei stato ridicolo come un carlino attaccato ad un pastore abruzzese.

Fuori dal paese, vicino alla zona industriale, qualche puttana di strada c’era. Ma non eravamo a Parigi purtroppo. C’erano due o tre vecchie vizze e imbiancate. Quando ci vedevano arrivare in bicicletta, come l’armata brancaleone, ci cacciavano via a sassate riempiendoci di belle parole. Con quelle ci voleva coraggio e noi per nostra fortuna non ne avevamo abbastanza.

Le professioniste giovani appartenevano ad universi a noi del tutto inaccessibili e quando lo furono nessuno aveva più la necessità di andarci.

Durante un’estate rimasta memorabile, scoprimmo che all’ultimo piano di un palazzo, alla fine del paese, abitavano cinque o sei ragazze dell’est Europa, ungheresi credo. Lavoravano nei vari night club della zona e di giorno passavano il tempo a trastullarsi in abiti leggeri sul lungo balcone dell’appartamento. Per noi giovani assatanati fu una manna dal cielo. Passammo molti pomeriggi sotto quel palazzo, ci divertivamo a fare baccano e a fischiare per richiamare l’attenzione. Le magiare erano donne di spirito, stavano sul balcone a farsi due risate e a prenderci sonoramente per i fondelli.

La storia purtroppo finì nel giro di pochi giorni. I “rispettabili” condomini ci cacciarono via, indispettiti dal gran chiasso e dallo scandalo dei nostri apprezzamenti (non tanto) volgari. Le ragazze non si affacciarono più e noi cambiammo aria. Con malizia ipotizzammo che i padri di famiglia del palazzo fossero interessati quanto noi all’alveare ungherese. E probabilmente avevano molte più chances di noi poveri onanisti sbarbati.

Le donne in carne ed ossa esistevano solo nei sogni. I ragazzi più grandi riuscivano a far danni con qualche ragazzina più svelta delle altre, ma noi nisba. Ci accompagnavamo talvolta con le donne di carta, quelle dei giornali. Erano lascive e ben fatte, niente male davvero.

Sul fronte delle effemeridi esistevano veri e propri spacciatori. Miei coetanei, o ragazzi poco più grandi, vendevano giornali sconci dopo averli divisi in pagine, o addirittura – per i più romantici – “a storie”. Per cinquecento, mille o duemila lire si poteva avere qualche pagina o addirittura un’intera storia. A volte, quelli più generosi ti “regalavano” tutta la rivista: come capitò con un folto numero di «Le Ore» che imparai praticamente a memoria. Alla fine delle medie iniziarono a circolare pure le videocassette, ma erano più difficili da nascondere e in più non si riusciva a trovare un luogo tranquillo dove poterle veramente apprezzare.

Vita grama quella di provincia. Rimanemmo a lungo prigionieri di queste fantasie conturbanti. Schiavi inappagati della carta e della pellicola. Vista la sostanziale penuria di occasioni, la nostra verginità ci mise parecchi anni ad andarsene.

[Stavolta un po’ di leggerezza. Il post, non servirebbe ribadirlo ma lo faccio, è totalmente privo di qualsiasi vena maschilista. Parla soltanto delle idee bislacche che saltavano in testa ad un ragazzino non troppo fantasioso. Il film di cui parlavo è Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano di François Dupeyron, non un gran film ma comunque carino. Ieri sera avevo ascoltato una bella pièce teatrale su Radio3 (un adattamento dell’omonimo libro di Eric Emmanuel Schmitt) e ho deciso di guardare anche il film, lo spunto per scrivere l’ho preso da lì. La foto è l’ennesima foto-gatto, non sapevo quale immagine abbinare al post.]

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36 pensieri su “Amarcord

  1. delizioso e reale questo “racconto” di vita adolescenziale, quando gli ormoni impazzano e non ti interessa nient’altro che “quello”.
    Si, e’ vero, l’immagine non c’entra nulla, ahahahahah! ma e’ tanto carina, come puoi immaginare, adoro i gatti.
    Un caro saluto

  2. Non ci trovo alcuna traccia di maschilismo, anzi, c’è un che di romantico nel tuo racconto. Credo sia semplicemente la crescita di un qualunque ragazzo che si sia trovato vivere l’adolescenza in epoca pre-internet. Oggi è tutto davanti agli occhi, tutto a disposizione, ieri bisognava guadagnarsi anche una pagina di Le Ore. Forse c’era anche più soddisfazione. Mio cugino teneva i suoi giornalini dietro il divano, pensava non lo sapesse nessuno ma in realtà lo sapevamo tutti.

    1. Ti assicuro che «Le Ore» dava molta più soddisfazione del digitale. Ma ovviamente è anche cambiata la percezione…
      Col cavolo che avrei mai nascosto i giornalini dietro al divano, io avevo un luogo molto lontano da casa e al riparo dagli adulti. 😀
      Grazie per il passaggio Monia, è sempre un piacere!

  3. Molto bello invece entrare nella testa di un ragazzino.
    Il mondo sta diventando sempre un luogo più grigio se dobbiamo mettere tra parentesi certi dettagli,ma hai fatto bene.

    1. Ciao, grazie per essere passata.
      Io non metto tra parentesi proprio nulla… C’è poco di cui vergognarsi, la natura funziona così per tutti e coloro che non raccontano sono timidi o bugiardi.
      A presto!

      1. Il mio tra parentesi era riferito alla necessità di sottolineare l’assenza di maschilismo. Io neppure leggendo ne ho trovata traccia, però ammetto che hai effettivamente fatto bene a scriverlo perché c’è gente con l’ encefalogramma piatto che potrebbe accusati di ciò.

      2. Ti ringrazio molto, hai ragione, spesso è meglio mettere le mani avanti. Specialmente sul web.
        Grazie ancora per essere passata, è un piacere averti qui.

  4. delicatissimo ritratto di un ragazzino di provincia, ma non molto dissimile da quelli di città 🙂
    Il film lo conosco, mi piacque molto, i gatti meno, ma come li fotografi tu, nella loro essenza, senza fronzoli umanoidi, mi risultano molto piacevoli.

    1. Grazie cara S!
      Secondo me i ragazzini di città sono più vispi e hanno accesso alla vita molto prima degli altri, nel bene e nel male. 🙂
      I gatti sono una presenza fissa fuori da casa, li fotografo per quello. Fanno parte del paesaggio…

  5. Certo, non hai mezze misure. Niente post per 3 settimane poi praticamente 2 in 48 ore…
    Mi ritrovo in 2 cose. Lo squallore delle prostitute di un tempo, e io ho qualche anno più di te, immagina un po’… All’inizio degli anni 80 vedevi certe robe che preferivi davvero le riviste. Oggi quelle che vedi in strada (non so le altre visto che non frequento bordelli ma ho motivo di ritenere che siano anche meglio) rispetto a quelle che si vedevano una volta sembrano come la differenza tra Nicole Kidman e mia zia Pina…
    Venendo alle riviste, allucinanti certi appostamenti all’edicola per aspettare che non ci fosse nessuno nei dintorni che si avvicinasse all’esercizio e ci potesse vedere…tutto sommato però che risate !

    1. Eh, purtroppo questo è un periodo senza mezze misure. Il post mi è venuto in mente e l’ho tirato giù ieri mattina. Questo modo di fare non si concilia certo con la regolarità che dovrebbe avere un blog ma pazienza, infondo qui non guadagno nulla, anzi, perdo un sacco di tempo. 🙂
      Sulle prostitute di un tempo e quelle di oggi non so dirti molto, posso immaginare che sia una vita dura e a volte anche violenta. Quello che ho scritto è il punto di vista di un ragazzino che non capisce molto e che immagina la vita e il sesso in maniera strampalata.
      L’edicola era un luogo di perdizione. Prima ci si andava per le figurine, poi per il porno, infine per le riviste e i quotidiani (ma forse, rispetto alla stampa italiana, era meglio il porno). 🙂
      Grazie per la visita Stefan!

    1. Ti ringrazio molto caro Mau!
      Ci sto provando, spero di migliorare…
      PS ieri per strada ho visto uno tizio con una X100T. Bramo intensamente quel catorcio giapponese. 🙂

  6. Da ragazzina i miei coetanei di quartiere erano tutti maschi e con loro andavo in una vecchia fabbrica dismessa a guardare giornaletti non proprio pudici. Anni dopo, lasciai un ragazzo che mi raccontò che la sua prima volta era stata con una prostituta e mi disse che non avrebbe avuto problemi a rifarlo. Non ha mai creduto che quello fosse il vero motivo della nostra rottura. Lo era.

  7. Il maschilismo di questo post è abbondante come le vostre occasioni con le donne 😉
    Davvero: l’ho trovato delicato, posso dirlo? Il film e il libro mi sono piaciuti, ne ho anche parlato a un cineforum. Ma se posso comprendere quello che scrivi è solo grazie alla letteratura che mi ha insegnato a conoscere il vostro universo. Noi donne pensieri così non li abbiamo.
    PS: l’ “alveare ungherese” mi piega!!

    1. 😀
      Grazie per essere passata, sono contento che il post ti sia piaciuto! Secondo me “voi donne” avete un universo immaginario anche più salace.
      🙂 “alveare ungherese” era una battuta facile dalla più nota e stupida hungarian honeys.

  8. Caro Michele, anch’ io vengo e vivo tuttora in un piccolo centro di provincia
    La tua adolescenza è simile alla mia: mentre tu sognavi con gli ormoni io sognavo col cuore
    Mi ero creata una storia romantica con il mio prof di stora in seconda media
    Il tuo bel e interessante novellare è da applauso
    Un abbraccione da Mistral

    Ps: il gatto nella foto, (bravo) come tutti i gatti è meraviglioso
    Hai visto il mio Dear nella barra laterale del mio blog?…

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