Bazzecole di fine estate

#Uno – Lo sterco del diavolo

A un certo punto nella vita la questione dei quattrini diventa fondamentale.

Se ce li hai non ci pensi troppo e non ci devi pensare, se non ce li hai ci pensi tutto il giorno (e anche di notte). Probabilmente è per questo motivo che ieri notte ho sognato, con grande angoscia e vergogna, di rubare un grosso barattolo pieno di monete da due euro nel minimarket dove di solito compro qualche bottiglia di vino. In quel sogno inizia e termina la mia fulminante carriera da Arsenio Lupin. Trentuno anni buttati.

Aneddoti onirici a parte la questione inizia ad apparire piuttosto fosca ma non è questo il luogo adatto per parlare di certe cose. Sono fiducioso, un giorno cadrà sulla scrivania una valigia piena di banconote da 200 euro (pare che le 500 siano sparite dalla circolazione).

#Due – La laurea umanistica

Prima di ferragosto sono incappato in questa perla di saggezza, ne riporto un estratto:

Tra qualche settimana molti studenti cominceranno l’università. I loro genitori che si sono laureati circa trent’anni fa potevano permettersi di sbagliare facoltà, errore concesso in un’economia in crescita. Oggi è molto, molto più pericoloso fare errori. Purtroppo migliaia e migliaia di ragazzi in autunno si iscriveranno a Lettere, Scienze politiche, Filosofia, Storia dell’arte.

È giusto studiare quello per cui si è portati e che si ama? Soltanto se si è ricchi e non si ha bisogno di lavorare, dicono gli economisti. Se guardiamo all’istruzione come un investimento, le indagini sugli studenti dimostrano che quelli più avversi al rischio, magari perché hanno voti bassi e non si sentono competitivi, scelgono le facoltà che danno meno prospettive di lavoro, cioè quelle umanistiche.

I ragazzi più svegli e intraprendenti si sentono sicuri abbastanza da buttarsi su Ingegneria, Matematica, Fisica, Finanza. Studi difficili e competitivi.

Stefano Feltri, Il conto salato degli studi umanistici, «Il Fatto Quotidiano», 13 agosto 2015.

Mi piacerebbe poter parlare con Feltri, mio coetaneo (ma qui finiscono le somiglianze) e fargli sapere che pur non avendo molti quattrini scelsi di studiare storia perché mi piaceva. Per la mia scelta devo render conto a me stesso e a chi ha pagato i miei studi, non ad un ragazzotto arrogante (e benestante) uscito dalla Bocconi.

Sono andato all’università per crescere e per imparare a vivere, o meglio: per avere degli strumenti con cui affrontare e comprendere la realtà. A diciannove anni ho seguito i miei sogni, anche se – a sentire quelli come Feltri – non potevo permettermelo. Oggi non sono pentito delle mie scelte e non giudico chi ha percorso strade diverse. Studiate quello che vi piace.

#Tre – Migrazioni

Natale Malnate era un funzionario di Pubblica Sicurezza. Prestò servizio nel porto di Genova a cavallo tra Ottocento e Novecento e assistette con sgomento alla partenza per le Americhe di migliaia di uomini e donne provenienti da tutto il Paese. Nel 1882 descrisse con queste parole, in uno dei primi articoli sul tema, i disperati che si accalcavano sui moli in attesa di partire:

Io li vidi 28.416 emigranti da questo porto [Genova], contadini i più, manovali, e operai; veneti, napoletani e lombardi il maggior numero. Erano cenciosi di vesti, di viso sparuti; uomini freschi d’età, vizzi di patimenti; donne arruffate, pellagrose, ragazzi molti, spettacolo miserando. Povera gente! Sapete che questo mare ringhia talora come un branco di leoni per fame, può tutti inghiottirvi?

Natale Malnate, Emigrazione, in «Manuale del Funzionario di Sicurezza Pubblica e di Polizia Giudiziaria», a. XX (1882), p. 81.

Sono nato e cresciuto in una regione dissanguata dall’emigrazione. Dalla fine dell’Ottocento ad oggi le mie genti si sono sparpagliate per terra e per mare senza più far ritorno ai paesi che avevano lasciato. Oggi restano le loro case, alcune cadute, molte abbandonate, altre ancora semplicemente chiuse: povere case estive per emigrati benestanti. Quelli della mia generazione, per motivi diversi, si trovano a ripercorrere le strade dei nonni e dei bisnonni.

A coloro che arrivano in Europa posso dire soltanto: benvenuti, ci sarà spazio per tutti.

In provincia saremo anche zotici e incolti, come dicono i più, ma la diversità l’abbiamo conosciuta molto prima di tanti altri. Alle elementari ho avuto una maestra che mi ha insegnato l’orgoglio di vivere in una regione popolata da antiche e coriacee minoranze linguistiche. Nella mia terra ci sono comuni croati (ŠtifilićKruč, Mundimitar), arbëreshë (Këmarini, Munxhufuni, Portkanuni, Rùri) e vecchie e nuove comunità rom perfettamente integrate.

Avrei anche altro da dire ma mi fermo, questo post fa già abbastanza pena. Quest’estate soffocante mi ha lasciato più stanco che mai. Ho fatto qualche foto (come quella che vedete alla fine dell’articolo) ma non ho mantenuto le promesse fatte a me stesso prima dell’estate. Ho fotografato una vecchia lapide al cimitero perché mi interessava la sua storia, chi vuole può vederla qui.

Fatemi sapere se vi piace la nuova faccia del blog: altrimenti si fa sempre in tempo a tornare a quella vecchia.

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48 pensieri su “Bazzecole di fine estate

  1. La faccia del blog, non so ( non ricordo – o non conoscevo – l’altra).
    Il contenuto, cioè questo post, è splendido; secondo me. Continua così, direi… 😉

  2. Per quanto mi riguarda ti leggo sempre volentieri, anche quando scrivi di getto, scivolando da un argomento all’altro sull’onda di qualche emozione… anzi, è proprio in questi casi che ti trovo interessante perché riesci a comunicarmi qualcosa di genuino e autentico, così come mi appaiono palpabili anche le tue foto, screziate da malinconie primitive ma anche ricche di sostanza, di vita vera e vissuta.

    1. Grazie per essere passata Alessandra… Le tue parole sono troppo gentili, come sempre.
      Infondo questo è soltanto un diario malconcio, nulla di più. Le foto sono quelle dei luoghi passati, dei posti dove sono cresciuto, forse è per quello che la malinconia prende il sopravvento…

      1. Per essere malconcio te la cavi meglio di tanti altri 😉 Tra tante banalità che si leggono in giro, tu hai un modo di raccontare il tuo vissuto (ambientale, esperienziale, mentale ed emotivo) che si distingue da quello di molti altri, non solo per contenuti ma anche per originalità e stile. E le tue foto sono altrettanto in tema. Scusami se te lo dico, non intendo crearti nessun tipo di imbarazzo, cerco solo di essere, come al mio solito, schietta e sincera.

      2. Ti ringrazio ancora molto, nessun imbarazzo, se c’è qualcuno che apprezza posso essere soltanto contento.
        I tuoi commenti sono sempre graditi!
        A presto

  3. # uno
    i quattrini sono un maledetto casino, ma tieni duro finche puoi nel tuo progetto.
    # due
    io ho studiato filosofia, perché mi piaceva. mia figlia sta studiando lettere, perché le piace. Io l’ho fatto con impegno, lei lo sta facendo con impegno. In questo momento ho diverse centinaia di laureati in ingegneria, matematica, economia che fanno quello che dico io e mi guardano in modo tracollare. Forse Fetri ha una visione micrometrica dei ruoli che l’intelligenza e la cultura ti possono aprire …
    # tre
    a chi bussa alla tua porta, spinto dal bisogno, del terrore, dalla misera bisogna solo rispondere “tu sei mio fratello”

    layout … è pulito e mi piace, unica cosa negativa lo pizio per i commenti è di una sola riga e costringe a difficili scrolling …

    ciao!

    1. Grazie Mau,
      terrò duro finché sarà possibile. Anche perché ho la testa dura.
      Sugli altri due punti non posso che concordare e sorridere, mi fa piacere che in giro ci sia qualcuno che la pensa un po’ come me!
      Sul layout: purtroppo wp non concede troppi margini di modifica, almeno nella versione economica.

      Un abbraccio!

      PS
      La foto in fondo è opera della DLux 3! 😉

  4. Proprio bazzecole non direi e il post non fa pena, ma fa pena quello che sottindende: che si debbano scegliere gli studi in funzione del guadagno, che noi – Paese di migranti – si tratrino gli esseri umani che cercano una vita migliore come delinquenti indesiderati (addirittura che si gioisca della loro morte), che a 30 anni ancora si debba ottenere una stabilità economica…
    Bella la storia della lapide (bella…) e la nuova testata

    1. Grazie per essere passata, in effetti i punti trattano materie abbastanza penose (e spinose). Almeno sui primi due l’ho presa col sorriso, una strada si troverà. Sul terzo invece c’è poco da ridere…
      Ciao!

    1. Ciao Irene, grazie per essere passata! Mi fa piacere che il blog ti piaccia e che tu sia d’accordo! Speriamo di non sentire più discorsi come quello del punto 2. Per il resto possiamo solo sperare che il futuro sia migliore…
      Un abbraccio

  5. poetica la nuova faccia del blog 🙂
    direi più che approvata !
    Anche il post è molto intenso, io ho studiato Lettere,
    amavo ed amo la letteratura ed il teatro, e oggi il teatro è il mio lavoro, perciò, come hai ben scritto tu, studiate ciò che amate e per cui siete nati, anche se gli economisti non approvano 😉
    Un saluto gentile,
    Barbara

    1. Grazie per il passaggio e per l’incoraggiamento cara Barbara! In effetti il teatro è un’ottima ragione di vita.
      Mi fa piacere che la nuova faccia del blog ti piaccia…
      Un saluto a te!

  6. Ciao Michele, il nuovo volto del tuo blog è perfetto. Il volto di Stefano Feltri invece, bocconiano e brillante giornalista in ascesa, è quello di “nu stordu”. Comprenderai l’idioma, tra provinciali ci si intende. Anche io a 19 anni ho seguito il mio sogno. Non ero ricca e non lo sono. Devo tutto alle braccia di mio padre che 30 anni fa l’unico sbaglio che ha fatto è stato proprio quello di non studiare. Se in questa terra non c’è posto per noi, lo troveremo altrove. Questa libertà non dovrebbe essere negata a nessuno.
    Non perdo le speranze.

    1. Cara Marcella, mi fa piacere che tu sia d’accordo, avevo pochi dubbi del resto. L’appellativo riferito al giornalista è parecchio comprensibile… Almeno per me.
      La strada si troverà, non temere!
      Grazie per essere passata.
      Un abbraccio

  7. Valle a chiamare bazzecole!!
    Sui soldi non mi pronuncio: guadagno poco perché, senza mutuo e senza figli, posso permettermi di lavorare poco e così mi posso permettere anche e soprattutto la ricchezza più grande al mondo: il tempo. Cosa che il signor Feltri forse non ha considerato… Gli consiglierei il bel saggio della Nussbaum, “Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica”, naturalmente senza la pretesa che possa condividerlo.
    Sui migranti sai come la penso e credo che la prima lezione di geostoria partirà da lì.
    La nuova faccia è bellissima, ma con un gatto protagonista è troppo facile 😉
    Da brava necrofila vado a vedere anche la lapide…
    Ciao 🙂

    1. Buongiorno a te e bentornata anche da queste parti…
      Condivido pienamente il tuo discorso sul tempo e sul lavoro. Feltri non leggerà mai questo buco di blog, però la lettura proposta pare interessante, non la conoscevo.
      Aspettiamo la lezione di geostoria allora!
      Sul blog: in effetti con il gatto sono andato un po’ troppo sul sicuro, manderò in pensione il felino prima o poi.
      Ciao!

      1. Sei andato sul sicuro con me che mi sto innamorando dei miei piccoli felini. Il saggio me l’ha regalato un ex alunno e devo dire che è stata una lettura interessante e scorrevole.
        La lezione mi conviene prepararla adesso…
        Ciao 🙂
        PS: triste ma degna di nota la storia del piccolo Ugo.

      2. I felini vanno per la maggiore in questo periodo!
        Ho visto quella lapide per anni nel cimitero del paese. Solo questa estate mi ha incuriosito particolarmente. Misteri della vita…
        Ciao!

  8. Condivido! Io ho preso una laurea non particolarmente adatta (ma pur sempre umanistica. Se avessi studiato in una delle facoltà citate da Feltri, oggi sarei una fallita. Con o senza soldi, ma più probabilmente senza). Poi ho fatto un mestiere che non amavo e ho infine cambiato, tornando alla vecchia passione per le lingue. Con la passione ci si fa strada, si percorrono viaggi magari difficili ma appaganti. Senza, ci si lascia solo vivere. O sopravvivere. Penso che se si fa una cosa con amore, poi arrivano anche le soddisfazioni economiche e allora non sono più stercop del diavolo, ma solo un mezzo per realizzare desideri e sogni.
    Sulle migrazioni, non posso non essere d’accordo,
    Dopo tutto questo, potrei forse non seguirti? 🙂
    Buona serata
    Alexandra

  9. Guarda, tu sei giovane e hai più certezze.
    Ma: è meglio scegliere gli studi osservando con cinismo quello che il mercato chiede e assecondare quella che tra le richieste del mercato è la meno incompatibile con noi, oppure concentrarsi su noi stessi e scegliere in base alle nostre corde e cercare poi di piegare il mercato del lavoro alle nostre corde ?
    Non so neanche chi sia il più forte dei due. E’ più forte chi riesce a prevalere sulla propria indole dimostrando che anche un “adattato” trova una sua strada ? O è più forte uno che, conscio della sua passione riesce a prendere il mondo a spallate ma che si sentirebbe azzoppato se non scegliesse la propria strada di studi ?
    Io volevo fare storia ma ho scelto Economia e Commercio perché era più sicura come strada per guadagnare. Se ho fatto bene a 25 anni dalla laurea mica l’ho ancora capito. Anche perché le sliding doors esistono solo al cine e non sappiamo come sarebbe stato se …
    ps Che poi parliamo di privilegiati finchè gli studi di laurea uno può farli. Le vere rinunce le fanno quelli che a 18 anni i genitori gli dicevano: ok adesso cercati un lavoro. Di miei coetanei ne ho conosciuti tanti, così. E alcuni valevano

    1. Ciao Stefan,
      io ho mostrato sicurezza nello scrivere certe cose ma non sono propriamente sicuro che ciò che ho fatto sia “giusto”.
      Semplicemente ho rifiutato l’analisi del giornalista del «Fatto» perché la ritengo superficiale.
      Da ragazzino non ho avuto molte occasioni per fare quello che volevo ed è per questo che, nella scelta del corso di studi, mi sono fidato soltanto di ciò che diceva la mia testa. Se ho fatto bene lo dirà soltanto la vita, fra cinque o sei anni già si potrà fare un primo bilancio…
      La mia generazione è relativamente più fortunata. Pur venendo da una provincia mediamente povera ho visto pochissime persone valide rinunciare all’università per motivi economici.
      Ciao

      1. Non conosco feltri che credo sia figlio di Vittorio. Quando si “nasce” così bene sarebbe forse meglio non fare articoli su come prepararsi al mondo del lavoro altrimenti il rischio di non essere credibili è alto.
        Per carità se non sai scrivere puoi anche chiamarti scalfari ma strada non ne fai. Però l’ingresso della strada è più agevole.
        Però il problema che pone è serio.
        Siamo senza ingegneri e con dieci volte i laureati in scienza della comunicazione che il mercato è in grado di assorbire.

      2. Non è figlio di Vittorio.
        Non so se siamo senza ingegneri, forse ci sono troppi “gestionali” e pochi di “altro”? Sui laureati in Scienze della Comunicazione hai ragione ma torniamo al discorso di partenza: ognuno cuoce nel brodo che sceglie. No?
        Ciao

  10. Sai… questo articolo mi ha lasciato un gusto un po’ amaro in bocca. Al di là dei problemi economici, delle scelte che uno fa e degli aerei che uno prende, mi sono resa conto di una cosa: nessuno dovrebbe mai arrogarsi il diritto di dire cosa sia giusto per noi. Io non credo più nei Maestri di vita e spero tanto che non lo diventerò mai. Credo che tutti abbiamo un percorso da fare che in qualche modo definisce solo col tempo ciò che siamo. A 19 anni non lo sappiamo ancora e solo a trenta sto iniziando ad intravedere chi sono. Quando ho scelto “storia dell’arte” ho pensato semplicemente questo: “vorrei vivere in un futuro che parla di arte”. Semplice, come la mente di un ventenne, fatta giustamente di sogni, di progetti, di aspettative. Il resto è la mia storia che ha definito ciò che sono oggi ed è giusto così. Mi sento bene con me stessa: nonostante le difficoltà, la stanchezza di fare valigie e la mancanza costante di casa io continuo a respirare arte. Tutto questo solo per condividere un pensiero sul quale ho deciso di basare ogni mia futura decisione: è facile perdersi, soprattutto quando ci si sente frustrati, sbagliati, malinconici. Io ho un vuoto costante dentro che devo ancora capire come riempire, ma c’è solo un modo per non smarrire ciò che sono: non dimenticare! Ogni giorno me lo ripeto: ricorda perché lo fai, ricorda da dove vieni, ricorda chi sei. La storia, la nostra storia personale ci salva sempre se sappiamo comprenderla. Ecco… alla fine ciò che importa è solo questo secondo me 😉

    1. Bellissimo il tuo commento Alice…
      È così denso che non trovo assolutamente nulla da aggiungere. Posso dirti soltanto che terrò i denti stretti e ricorderò sempre chi sono e da dove vengo, come fai tu.
      Grazie per essere passata, è sempre un piacere leggerti.

      1. Grazie a te, ci sono riflessioni che ci restano dentro, ma possono prendere forma se vengono condivise 😉 credo che sia per questo che il tuo blog è importante: è un angolo di condivisione che aiuta a conoscersi! Sì, continua a stringere i denti 😉

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