Raccontare il presente

Dunque: indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione di denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, con i banchieri, connivenza con la mafia, alto tradimento in favore di una nazione straniera, collaborazione con la CIA, uso illecito di enti come il SID, responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna (almeno in quanto colpevole incapacità di punirne gli esecutori), distruzione paesaggistica e urbanistica dell’Italia, responsabilità della degradazione antropologica degli italiani (responsabilità, questa, aggravata dalla sua totale inconsapevolezza), responsabilità della condizione, come si usa dire, paurosa, delle scuole, degli ospedali e di ogni opera pubblica primaria, responsabilità dell’abbandono «selvaggio» delle campagne, responsabilità dell’esplosione «selvaggia» della cultura di massa e dei mass media, responsabilità della stupidità delittuosa della televisione, responsabilità del decadimento della Chiesa, e infine, oltre a tutto il resto, magari anche distribuzione borbonica di cariche pubbliche ad adulatori.

(Pier Paolo Pasolini, Il processo, «Corriere della Sera», 24 agosto 1975)

Studiando il periodo compreso tra il Miracolo economico e l’inizio degli anni Ottanta sono rimasto spesso affascinato dalla lucidità estrema con cui alcuni scrittori e giornalisti riuscirono ad inquadrare e a descrivere questo particolare periodo della Repubblica. Sarebbe difficile pensare ed immaginare la storia dell’Italia repubblicana senza l’aiuto determinante di queste voci. Nelle pagine di riviste e quotidiani essi analizzarono la realtà contemporanea con intelligenza e, in alcuni casi, riuscirono a percepire nitidamente la piega che avrebbero preso gli eventi.

Le loro parole sono il mezzo ideale per ripensare all’eccezionale fermento intellettuale che questo Paese attraversò fino alla fine degli anni Settanta. Pier Paolo Pasolini rappresenta forse la mente più lucida e vivace di quel periodo, ma i nomi da fare sarebbero tanti, troppi, e non è di questo che voglio parlare.

Nell’ultimo mese il Paese è stato scosso da molti brutti episodi. Razzismo, intolleranza, egoismo, ignoranza e violenza sembrano essere le nuove (?) parole d’ordine nel dibattito pubblico. Se a proposito dei fatti di Treviso il mio stupore è stato minimo, su quelli di Roma ho avuto invece, per l’ennesima volta negli ultimi anni, l’impressione di una città feroce.

La cosa che più mi ha infastidito è stata l’assoluta incapacità di raccontare gli eventi in maniera chiara. La mediocrità del Paese è ben rappresentata dalla stampa e dai suoi piccoli giornalisti. Quando agli storici toccherà scrivere di questo periodo dovranno probabilmente fare a meno dei periodici.

Sarebbe stato bello poter leggere – o poter ascoltare nella rassegna stampa alla radio – qualche commento intelligente. Anche uno soltanto. Tanto per dare un segnale alle tante facce da “repertorio di antropologia criminale” che ho visto nelle foto del presidio contro i migranti.

Forse i giornalisti bravi sono tutti al mare, ma è difficile salvarsi dalla canicola.

[Per una questione di onestà devo confessarvi la mia profonda e personalissima ripugnanza per tanti giornalisti contemporanei e per il loro – inutile – ordine. Perdonatemi per queste chiacchiere noiose, quando lavoro troppo e dormo poco non riesco a scrivere. Il video che allego è in ricordo di Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina e Vincenzo Li Muli.]

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21 pensieri su “Raccontare il presente

  1. La prima ovvietà che viene in mente è che “non ci sono più i giornalisti di una volta”… mi vengono in mente Impastato, De Mauro, Spampinato. Ma anche senza voler arrivare al livello di persone come come queste, che per raccontare la verità dei fatti ci hanno rimesso la vita, mancano voci in grado di raccontare con onestà, obiettività, imparzialità ciò che succede. Che poi, come dici tu, questo vuoto non è altro che lo specchio del nostro Paese, in questo campo così come in tanti altri.

    1. Dato che hai citato Mauro De Mauro, mi permetto di aggiungere che oltre ai giornalisti mancano le testate. Mancano «L’Ora», «Paese Sera», «L’Espresso» (quello di allora), «Il Mondo» e molti altri. Mancano anche alcune case editrici, ma qui il discorso si allungherebbe troppo. Grazie per il passaggio!
      Ciao

  2. Concordo con le tue parole,
    mi unisco al ricordo di Borsellino e dei suoi agenti, insieme a quello di Falcone e dei suoi agenti, e ultimo , ma non per importanza, Pier Paolo Pasolini, poeta e profeta , capace di prevedere tutto ciò che oggi purtroppo stiamo vivendo…
    Un saluto gentile,
    Barbara

      1. grazie a te per questo bellissimo post, omaggio all’onestà intellettuale e al coraggio più vero di anime come quella di Borsellino…
        Pasolini è la voce della poesia e della profezia, lo sento così, e sono felice ti piaccia la mia definizione 🙂
        ancora un caro abbraccio
        Barbara

  3. Condivido a metà: intellettuali come quelli, forse ne abbiamo, ma sono i canali, stretti, controllati maniacalmente dal potere, che mancano. Viviamo in una democrazia bloccata (non che quella di allora fosse florida), dove il sistema ha ripreso in mano le redini, come e più di prima del ’68 … ecco, ora più che allora, servirebbe un ’68.

    1. Sicuramente, come giustamente dici, mancano i mezzi ed i canali. Ma a mio avviso c’è carenza anche di materia prima… Mancano le persone.
      Grazie per il passaggio Ally!

  4. Le “facce da repertorio di antropologia criminale”… come hai tristemente ragione! Le osservavo anch’io e i commenti poi! Sebbene la reazione di Treviso non abbia certo stupito, i commenti mi hanno per l’ennesima volta svilita. Se penso che quelli sono i genitori dei miei alunni (visto che qui nel Varesotto la situation non è molto meglio), getto subito la spugna! La brava mammina: “Come siamo felici!”; l’onesto lavoratore: “Abbiamo vinto il superenalotto e due volte!”; e questo è il migliore: “Ho girato tutto il mondo ed è inutile: non c’è un’etnia che possa legare con la nostra (pausa) europea”.
    😦

  5. Ho quasi vergogna a farti questo commento ma mi sorge spontaneo…stavamo meglio quando stavamo peggio…
    La tristezza è che nessuno avrebbe, in passato, mai pensato che saremmo scesi più in basso del basso.
    Neanche Pasolini, per quanto fu “profetico” poteva immaginare che oltre cancellare il lavoro della campagna avrebbero proprio cancellato “il lavoro” e dunque la dignità dell’essere umano.
    Almeno per me che credo ancora nella dicotomia “lavoro = dignità” e non “tanti soldi=fa in culo tutto il resto del mondo”.
    La tristezza di Treviso, di Roma e di altri piccoli centri, anche non citati, contro i migranti, è la dimostrazione che abbiamo perso qualsiasi contatto con l’essere umano, con l’altro…E non mi sento
    di non pensare che presto potremmo ritrovarci, ed in parte già ne abbiamo qualche esempio, in guerriglie urbane, in piccole guerre tra poveri…insomma non sono per niente ottimista.
    Le ultime vicende poi, relative alla Sicilia, ed alla manipolazione delle notizie per il solo scopo di
    commissariare una regione a statuto speciale e dunque picconare ancora altri articoli della nostra
    Costituzione, sono l’esempio lampante che non c’è più sovranità popolare. Siamo tutti sconfitti.
    Come diceva un famoso storico e giurista, G.B.Vico, “Corsi e ricorsi storici”.
    Scusa la lunghezza del commento Al e grazie per averci offerto delle riflessioni piuttosto che invitarci ad andare al mare 🙂
    ti abbaccio

    1. Cara S.,
      grazie mille per essere passata. Che dire del tuo commento fiume? Non sono convinto che si stesse meglio prima, quando si sparava, quando la vita umana veniva svalutata forse peggio di ora. Ma è certamente vero che allora avevamo, come patrimonio collettivo, delle personalità di calibro maggiore…
      Sulla Sicilia non so che dire. Sono abituato a scrivere con dati e fonti alla mano, evidentemente quelli de “L’Espresso” non considerano importante rivelare la loro fonte. Contenti loro e chi legge.
      Un abbraccio!

  6. certamente, sicuro si stava peggio, diciamo che pensavo al fatto che, come dici, c’erano personalità di spicco tali che, ci hanno condotto verso un periodo di grande benessere democratico, ma purtroppo pare che quegli stessi ideali, siano diventati obsoleti 😦
    Si, ricordo la cit. di Craxi, ma più semplicemente pensavo ad altri blog 😉
    ciao!

  7. Mentre leggevo i commenti dicevo ta me e me: ” si è vero, ha ragione, concordo e…
    Ma poi, alla fine, siamo sempre al punto di partenza, tante belle parole, citazioni, accuse, sdegno ma le chiacchiere ( con tutto il rispetto) ci stanno affondando
    Baci da Mistral

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