Casa di nonna

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La cucina: il vero regno di mia madre, l’antro caldo della strega buona sprofondato nella terra desolata della solitudine, con pentole piene di dolci, intingoli che ribollivano sul fuoco, una caverna d’erbe magiche, rosmarino e timo e salvia e origano, balsami di loto che recavano sanità ai lunatici, pace ai tormentati, letizia ai disperati. Un piccolo mondo venti-per-venti […].

John Fante, La confraternita dell’uva, Torino, Einaudi, 2004, p. 73.

È una delle persone dai modi più gentili e lievi che io conosca.

Da ragazzino mi piaceva andare a casa sua. Tre chilometri di bicicletta e il gioco era fatto. La trovavo quasi sempre in cucina, seduta al tavolo con le parole crociate. Dietro i grossi occhiali da vista mi guardava con suoi occhi azzurri, sorrideva e iniziava a chiacchierare. Ero soltanto un bambino ma nonna riusciva a dare valore alle mie parole come nessuno.

Ogni volta che entravo in quella casa coglievo l’occasione per rimpinzarmi. Ero un bambino ingordo, avido di cibo. Un vero e proprio mulino. Aprivo il frigo, afferravo qualcosa da mangiare e mi sedevo sul balcone.

Osservavo per ore alcuni ragazzini di paese che giocavano a calcio nel piazzale vicino alla palazzina. Non avevo il coraggio di scendere a giocare con loro: ero troppo timido. E poi a calcio non ci sapevo giocare granché. Ero goffo. Finivo in porta per gran parte del tempo e i risultati erano comunque scarsi. Quando andavo in paese la soluzione meno dolorosa era starsene a casa di nonna. Osservavo lo svolgersi della vita dal suo lungo balcone pieno di piante grasse. Andava bene così.

Nonostante avessi già mangiato, da nonna arrivava sempre l’ora della fresella.

Mia nonna materna è originaria del casertano. Lì si chiamano freselle, non friselle e nemmeno frese. Quelle che mangiavo io non erano piccole come le cosine misere che vedo oggi nei supermercati, no. Le freselle di nonna erano grandi come le ruote di un carretto ed erano speciali. Pomodoro, origano, olio e sale, non occorreva altro. Mangiavo con le mani, con voracità, senza curarmi troppo dell’olio che mi ungeva le dita e il muso. Tutto avveniva sotto lo sguardo benevolo di nonna che credo traesse una soddisfazione particolare nell’abbuffare il primo dei suoi nipoti.

Negli ultimi tempi niente freselle, nemmeno pane e pomodoro. Nonna è stanca, il suo cuore ne ha viste troppe e talvolta fa brutti scherzi. Qualche settimana fa ero seduto accanto a lei, chiacchierava come sempre ma si aiutava con una bombola d’ossigeno e con la mascherina. Sorrideva, come sorridono gli anziani quando non vogliono darti pensieri. Nei suoi occhi potevi leggere «ce la faccio!», «parti tranquillo, ci vediamo quando torni!». Io l’ho minacciata con un sorriso: «quando torno, voglio le tue polpette fritte!».

Non vedo l’ora di mangiare quelle polpette.

[Mia nonna si chiama Teresina, ma per noi è semplicemente Sisina. È un’ottima cuoca: io ne so qualcosa. La foto l’ho scattata il venticinque aprile in un paese vicino al mio. Non c’entra molto ma è una scena quotidiana, ordinaria, come quelle che vedevo a casa di nonna qualche anno fa.]

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37 pensieri su “Casa di nonna

  1. Mi volevi far piangere, di’ la verità…
    Goditela finché puoi…la mia manca da dieci anni ma, se mi concentro, riesco quasi a sentire il sapore del suo sugo, il suo profumo borotalcoso, l’odore della sua casa…
    Mannaggia a te, mannaggia…(vado a rifarmi il trucco).

  2. Andavo da mia nonna materna ogni domenica, l’altra viveva con noi.
    Facevamo interminabili partite a ramino, ha giocato senza occhiali fino a novantadue anni, ma i miei ricordi sono lontani, loro non ci sono più da tanti tanti anni.

  3. Le nonne e i nonni, un vero patrimonio…
    Io i miei li ho persi, l’ultimo nonno mi ha lasciato un mese fa, ma sono tutti nel mio cuore ora e sempre, non finirò mai di ringraziarli per tutto l’amore che mi hanno donato…

    Che bel post 🙂
    Un caro abbraccio, anche alla tua nonna!
    Barbara

  4. Anche mia nonna faceva le parole crociate, fino a pochi anni fa. Veramente nell’ultimo periodo ne sbagliava un sacco, ma – nessuno sa come – alla fine i conti quadravano sempre! Ora fa fatica a leggere e a tenere in mano il giornale a causa dell’osteoporosi. E’ la nonna materna, la prima che ho conosciuto (i paterni ero in quinta elementare quando si sono fatti vivi) e l’unica che sia qua.
    A differenza della tua non è mai stata una buona cuoca, anzi: fino ai diciott’anni il mio secondo piatto di mezzogiorno è stato la “bistecchina rinsecchita”, che eliminavo in ogni modo possibile perché ad ingerirla proprio non ci riuscivo!
    Bello il tuo pezzo, come sempre 🙂

  5. Un post così non lo posso più fare, in vita ho visto una sola nonna, e stava lontano da casa, e ora non c’è più, ma certe sensazioni le posso capire, guardando mie nipoti quando vanno da mia madre.

    1. Caro Ally, innanzitutto grazie per essere passato. Purtroppo l’argomento “nonni” non è molto democratico e dipende dal caso…
      Però hai ragione, certe scene possono essere vissute ed osservato anche da zio!
      Ciao!

  6. Anche da me (paesino calabrese, versante Pollino) le chiamano freselle, e anche mia nonna – una figura forte, mitica, un po’come la nonna di Hannah Coulter di Wendell Berry – si chiama Teresina, e la adoro.

  7. i nonni con quel tempo che li accompagna sanno sempre come circoscriverlo e riviverlo e lo fanno in noi e con noi che siamo le loro lancette. Bellissima pagina, complimenti

  8. Da calabrese non posso che invitarti a tornarci :). Sebbene lontano ormai da tanti anni, la mia terra mi segue in ogni cosa. Ciao

  9. Commovente. Lo leggo in ritardo di alcuni giorni e chissà perché proprio oggi che ricorre l’anniversario della morte della nonna. Bisnonna. Si, ho avuto l’immensa fortuna di godere anche di una bisnonna. Le freselle io le conosco bene. Lunga vita alle freselle e lunga vita alla tua dolce nonna.

    1. Cara Marcella,
      grazie per essere passata, mi fa molto piacere.
      In effetti è una gran fortuna aver avuto la possibilità di vivere e crescere con una bisnonna. Sulle freselle non avevo dubbi!
      Un abbraccio

  10. Da piccola pensavo che tutte le nonne avessero gli occhi azzurri, belli questi momenti che hai raccontato ti ringrazio per averli condivisi. Fanno pensare solo a cose belle.

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