Gli anni perduti

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G: «…oh ma […] occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito…non è che c’è un terremoto al giorno».
P: «..no…lo so (ride)».
G: «…così per dire per carità…poveracci».
P: «..va buò ciao».
G: «…o no?».
P: «…eh certo…io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro il letto».
G: «…io pure…va buò…ciao».

(Intercettazione della conversazione telefonica tra due sciacalli, 6 aprile 2009)

La notte tra il cinque ed il sei aprile duemilanove alle tre e trentadue io non ridevo, dormivo. Tu invece vivevi gli ultimi istanti della tua vita.

Sono passati sei anni. Non ci sei più, sei da nessuna parte.

L’ultima volta che ci siamo visti era gennaio, nel duemilanove. Ci siamo visti in una sera freddissima, di quelle che ti spezzano il respiro, di quelle che conoscevamo bene entrambi. Se avessi saputo che era l’ultima, ti avrei abbracciato con più forza. Sarei rimasto a parlare fino all’alba, senza tregua.

Spesso sono rimasto a rimuginare sul fatto che quasi nessuno (tra gli amici) è riuscito a parlarmi di te. Non come volevo. Non come sapevo io, non come ti conoscevo. Forse non vogliono, forse non ne hanno nemmeno i mezzi. Ogni tanto parlo di te alla gente, ossessiono le persone che mi sono vicine. Racconto per non dimenticare, per non dimenticar(ti).

Ripenso agli anni passati, agli attimi trascorsi insieme, a quelli vissuti lontano. Ripenso ai libri, ai dischi, ai film, alle birre, alle chiacchierate seduti in auto e alle interminabili discussioni. Riordino scampoli di memoria, li osservo e li conservo con cura.

Avrei ancora tante cose da dirti ma non ho più parole.

[Questo post è dedicato ad Elvio Romano (Campobasso 1984-L’Aquila 2009). Elvio era un amico sincero, una persona intelligente ed uno studente in gamba. Studiava ingegneria gestionale all’Aquila. È morto durante il terremoto nella casa in cui viveva. Insieme ad Elvio quel giorno morirono altre 308 persone, cinquantatré erano studenti fuori sede come lui.

Mercoledì scorso ho trovato il coraggio di andare all’Aquila. Avevo bisogno di vedere, di fare i conti con me stesso e con i miei ricordi. Malgrado l’umore nero ho fatto qualche brutto scatto per ricordare, non so quando e se tornerò. Questi sono ricordi privati, lo so bene. Vi chiedo scusa per queste righe tristi, ma dopo tanti anni sentivo il bisogno di buttare giù qualche parola.]

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19 pensieri su “Gli anni perduti

  1. Se ne sentivi il bisogno, hai fatto bene a farlo. Questo posto è bello perché c’è spazio per tutto e per tutti, e anche per momenti intimi e personali come questo.

  2. La memoria rende immortali. Non smettere mai di parlare di chi hai conosciuto e amato e non c’è più. Non temere di infondere tristezza. Io nelle tue parole ho letto la vita non la morte. E ora Elvio è anche un po’ amico nostro. Un abbraccio forte Michele.

  3. Mi ricordo bene quel nome, anche se non lo conoscevo, ma mi pare avess un blog … è una delle morti in(civili) di questi anni. Hai fatto bene a ricordarlo in questo modo. Dopo mi vedo le foto.

    1. Caro Ally… No, non aveva un blog ma passava spesso a leggere il mio, quello che avevo tanti anni fa, quando ci siamo conosciuti, probabilmente vi sarete incrociati lì.
      Grazie per il passaggio.
      Un abbraccio!

  4. Fin dalle prime righe m’hai smosso dentro una perdita che non scompare mai, ma che spesso finisco per ricordare come sotto delle macerie, nella mia testa. Con questo posso dire di capirti appieno, o almeno in buona parte, ed io sulla tomba ancora ci devo tornare, dopo due anni.

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