Frammenti del cinema che amo

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Per vostra sfortuna ho deciso di fare anch’io una lista dei film che, in una maniera o nell’altra, ho amato e continuo ad amare.

Ho conosciuto il cinema che conta soltanto nei primi anni di università. Uno dei grossi svantaggi di vivere in provincia è quello di avere a che fare (salvo rari e fortunosi casi) principalmente con cinema da Oscar, Golden Globe ed altri premi da quattro soldi, quando non soltanto con i peggiori “cinepanettoni”.

Nell’autunno del duemilatré, quando giunsi in questa città, ero sostanzialmente analfabeta a livello cinematografico. Ebbi la fortuna di frequentare una facoltà (Lettere e Filosofia) che aveva una splendida sala cinema e una – artigianale ma non meno eccezionale – videoteca gestita con tanta passione. La seconda fortuna fu quella di conoscere un collega cinefilo (e studente di cinema) che sarebbe diventato un caro amico. Fu lui ad introdurmi a questa nuova droga; il battesimo avvenne con tre film in particolare: Le mani sulla città di Francesco Rosi, La Haine (L’odio) di Mathieu Kassovitz e Pulp Fiction di Quentin Tarantino.

Da allora ho guardato molti film: una media di due/tre a settimana. Ho affilato – e affinato – molto i miei gusti personali e ho discusso con tante persone su film, registi e attori. Un amico mi ha lasciato una vecchia copia di un dizionario dei film e l’anno scorso ne ho comprata un’altra più aggiornata (in tre tomi). Vado al cinema almeno un paio di volte al mese (quando passano qualcosa che reputo convincente) e per il resto mi arrangio con i dvd.

Guardo, imparo a guardare, mi appassiono, cerco di capire e mi rilasso. Il cinema non smetterà mai di regalarmi emozioni.

Ecco i primi venticinque titoli della mia personalissima lista. Non c’è un ordine, non ci sono gerarchie. Li ho introdotti con il riferimento ad una scena o ad un aspetto del film che mi è rimasto nella mente. Per i dati (luogo e anno) mi sono aiutato con Il Mereghetti. Dizionario dei film 2014 (curato per l’appunto da Paolo Mereghetti).

#Uno – Lope de Aguirre ormai solo nel suo delirio su una zattera invasa da piccole scimmie (Aguirre, furore di Dio, Werner Herzog, Repubblica Federale Tedesca, 1973).

#Due – Il vecchio baffuto che canta Fischia il vento (Buongiorno, notte, Marco Bellocchio, Italia, 2003).

#Tre – Isak e Folke che sbirciano da una finestrella una stanza piena di pepe (Kitchen stories, Bent Hamer, Norvegia/Svezia, 2003).

#Quattro – La motoslitta di Jomar che sfreccia nelle nevi norvegesi, le taniche di alcol e il rifugio in fiamme (Nord, Rune Denstad Langlo, Norvegia, 2009).

#Cinque – La meravigliosa Irène Jacob nel Film Rosso (Tre Colori – Film Rosso, Krzysztof Kieślowski, Francia/Svizzera/Polonia, 1994).

#Sei – Nanni Moretti in Vespa per le strade di Roma (Caro Diario, Nanni Moretti, Italia, 1993).

#Sette – Quattro ex nemici, Limun (serbo), Roko (croato), Halil (bosniaco) e Azem (kosovaro) che cantano insieme in una macchina rosa (Parada, Srdjan Dragojevic, Serbia/Croazia/Macedonia/Slovenia, 2011).

#Otto – L’infinita dignità di tre donne, la fantastica biblioteca di nonna Eka e la malinconica decadenza di Tbilisi (Da quando Otar è partito, Julie Bertuccelli, Francia, 2003).

#Nove – Il degrado e la violenza di un’America senza speranza (Detachment, Tony Kaye, Usa, 2011).

#Dieci – Martino e il suo sconfinato amore per il cinema (Dopo mezzanotte, Davide Ferrario, Italia, 2004).

#Undici – Bene e male che si mescolano, ruoli che s’invertono (Faccia a faccia, Sergio Sollima, Italia, 1967).

#Dodici – Un corvo con la voce di Francesco Leonetti (Uccellacci e uccellini, Pier Paolo Pasolini, Italia, 1966).

#Tredici – Joe Strummer che suona e canta in un locale da quattro soldi (Ho affittato un killer, Aki Kaurismäki, Finlandia/Svezia, 1990).

#Quattordici – Cirino Pomicino che balla scatenato in una festa privata (Il divo, Paolo Sorrentino, Italia, 2008).

#Quindici – Vera Drake, una donna che aiutava altre donne (Il segreto di Vera Drake, Mike Leigh, Gran Bretagna/Francia/Nuova Zelanda, 2004).

#Sedici – La Bosnia multietnica e multiculturale che tenta di rinascere tra i vecchi rancori e la nuova minaccia wahabita (Il sentiero, Jasmila Žbanić, Bosnia Erzegovina/Austria/Germania/Croazia, 2010).

#Diciassette – La folle allegria natalizia pervade un villaggio dell’Hunsrück (Schabbach) pochi anni dopo l’ascesa del nazismo: una nuova prosperità all’ombra della svastica (Natale come mai fino ad allora [episodio 3], Heimat, Edgar Reitz, Repubblica Federale Tedesca, 1984).

#Diciotto – L’angoscia incontrollabile nelle ore più buie della notte (L’ora del lupo, Ingmar Bergman, Svezia, 1968).

#Diciannove – I combattenti del POUM che cantano Ya sabes mi paradero durante una pausa dei combattimenti (Terra e libertà, Ken Loach, Gran Bretagna/Spagna, 1995).

#Venti – L’infinita saggezza e dignità di Nonno Anselmo (L’albero degli zoccoli, Ermanno Olmi, Italia, 1978).

#Ventuno – Le luci della Torre Eiffel che si spengono tra i dialoghi scurrili di Saïd, Vinz e Hubert (L’odio, Mathieu Kassovitz, Francia, 1995).

#Ventidue – Peppino e Valerio nella semioscurità mentre scuoiano una grossa bufala (L’imbalsamatore, Matteo Garrone, Italia, 2002).

#Ventitré – Eduardo Nottola è l’uomo che simboleggia il malcostume di un’intera classe politica. La Napoli del film potrebbe essere una qualsiasi città d’Italia: dalla Palermo del sacco fino alla Milano dell’Expo (Le mani sulla città, Francesco Rosi, Italia, 1963).

#Ventiquattro – Un bicchiere di bianco fresco in una Roma afosa e deserta (Pranzo di ferragosto, Gianni De Gregorio, Italia, 2008).

#Venticinque – Gli splendidi vicoli della Casbah di Algeri come rifugio per un popolo in lotta per la libertà (La battaglia di Algeri, Gillo Pontecorvo, Italia/Algeria, 1966).

Continua…

[La foto è mia, non avevo nulla che facesse pensare particolarmente al cinema. L’ho scattata l’estate scorsa a Mrkalji (Han Pijesak), Republika Srpska, Bosnia ed Herzegovina.]

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25 pensieri su “Frammenti del cinema che amo

  1. Perché per nostra sfortuna? È una lista molto interessante invece, aspetto la continuazione… 🙂
    Scusa se non lascio mai commenti, però passo sempre a leggerti volentieri!
    irene

  2. di questa lista a parte Rosi (che te lo dico ☺️) ho amato i Tre colori, ne ho scritto anche un post, qualche anno fa o l’anno scorso..boh!
    aspetterò le altre liste.
    ciao Al

      1. #n+2 – Robert Lander Kamikazen che si infila a tutta velocità nel lago con il suo Maggiolino – Nel Corso Del Tempo (Wim Wenders, Germania Ovest, 1976) … e qui la pianto di invadere il tuo post 🙂

  3. Bella lista, per il film scelti (di cui per fortuna conosco la maggior parte da te citati) sia per i particolari con cui li hai scelti. Poi il Mereghetti è una Bibbia, lo adoro ed è nella lista dei “libri” da avere. Conosciuto ai tempi dell’università, quando frequentavo anche l’Aquila per motivi filiali, l’allora fidanzato di una mia amica mi fece leggere le sue recensioni e da allora (sarà un caso?!) sono stata sempre d’accordo con le sue opinioni. Grazie per il post e bella anche la foto, che sa di vissuto. Ciao. 🙂

  4. Quando ho letto questa lista mi ero ripromessa di guardarne qualcuno di quelli che non conoscevo.
    E’ passato un mese e non sono ancora riuscita a vederne neanche uno.

  5. Mi ero perso questo splendido post cinefilo, non so perché (o forse sì). In questa estate con molto cinema ho rivisto al cine, Le mani sulla città capolavoro che non perde mai la sua forza. E lo stesso giorno, Salvatore Giuliano, nello stesso cinema …

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