Bestie

P1080628

Molti e diversi sono i motivi che possono spingere la gente ad acquistare e a tenere un cane e non tutti sono buoni. Innanzi tutto, tra gli amici dei cani vi sono anche coloro che cercano rifugio in un animale soltanto a causa di amare esperienze personali. Mi rattrista sempre sentire quella frase malvagia e totalmente falsa: «Le bestie sono migliori degli uomini». Non lo sono affatto! Certo, la fedeltà di un cane non trova facilmente l’equivalente tra le qualità sociali dell’uomo. In compenso, però, il cane non conosce quel labirinto di obblighi morali, spesso in contrasto tra loro, che è proprio dell’uomo, non conosce, o soltanto in misura minima, il conflitto fra inclinazione e dovere, insomma tutto ciò che noi poveri uomini crea la colpa. Anche il cane più fedele è amorale, secondo il significato umano della responsabilità.

Konrad Lorenz, E l’uomo incontrò il cane, Milano, Adelphi, 1973, p. 55.

A casa mia appena uscivi c’erano i gatti. Elemosinieri nati, reclamavano cibo fino a sgolarsi. Tentavano in ogni modo di infilarsi in casa, soltanto un lungo e sottile ramo di salice poteva dissuaderli. Erano tanti, un paio di dozzine, e discendevano quasi tutti da un’unica gatta, Concetta, o al massimo da sua figlia, Concettina. [Sono nomi orrendi, lo so. Ma non è colpa mia.]

L’attività principale della nutrita turba felina era quella di gironzolare in cerca di cibo. Gli scarti dei pasti a casa, le ciotole di latte alla stalla, i piccioni nel fienile, le tortore nel granaio e, meraviglia delle meraviglie, le lucertole! Di prendere un topo glie ne fregava meno di nulla, non era un loro problema.

Una volta riuscirono, con furberia gattesca, persino a violare la stanza dove solitamente mettevamo a stagionare le salsicce. Apriti cielo! Le prime a sparire furono quelle di fegato. Ci accorgemmo che qualcosa non andava per due ragioni: i salumi appesi al soffitto iniziarono a diradarsi notevolmente e, seconda cosa, gli allegri compari non venivano più davanti alla porta di casa a reclamare cibo.

Nel tempo libero i nostri simpatici gatti trovavano molte cose divertenti da fare: litigavano e si accoppiavano rumorosamente, cacavano senza ritegno nel granaio (nemmeno fosse la loro lettiera) e talvolta entravano nella Mehari parcheggiata davanti casa, non contenti di poterci dormire, ci pisciavano anche dentro. Nonostante i dispetti, per noi ragazzini i gatti erano – insieme ai cani – i migliori compagni di giochi, oltre che un passatempo invidiabile. Dal loro punto di vista eravamo probabilmente una rottura di scatole senza rimedio.

Aiutati dal sostanziale disinteresse dei gatti, i topi erano abituali frequentatori delle stalle e del granaio. In alcuni periodi, vista la notevole abbondanza di cibo, erano numerosi. Ogni tanto litigavano tra loro sulle travi della stalla, strillando e scorrazzando spudoratamente senza badare alla nostra presenza. Tanto che un giorno mia nonna, reclamando una soluzione draconiana al problema, sentenziò in dialetto: «c’sientn li allucc d l’zoccl ch c’pllccean»[1]. Poi vennero le trappole, le esche e la caccia notturna con il Flobert (e la torcia elettrica accostata alla canna). Le marmotte furono contenute.

Tra la stalla e la casa girava liberamente un’altra schiatta di fannulloni. Tre cani di taglia e colore diverso condividevano gli spazi esterni con i gatti. A quel tempo c’erano Jack, Gliògliò e Lione. Chi passava in auto sulla strada brecciata era destinato a subire la loro carica benevola. Gliògliò (non Iòiò) era il mio primo cane. Morì quando avevo sedici anni e mi lasciò in ricordo due cicatrici da sei e otto punti sulla caviglia. Il primo cane non si scorda mai.

I miei cani non hanno mai conosciuto la catena o il guinzaglio. Erano animali liberi e abbastanza innocui. Il loro ruolo, come avevo già detto altrove, era quello di fare da campanello (e da citofono) abbaiando rumorosamente all’arrivo di qualche visitatore. Avevano anche una funzione dissuasiva, ma era solo apparenza: avrebbero accolto scodinzolando anche i peggiori abigei. Come cani da guardia valevano nulla, al massimo erano cani da pagliaio.

Alla stalla c’erano le vacche, una cinquantina. Attente, curiose, bizzarre e maledettamente tranquille. Erano sempre pronte ad annusarti con il loro grande naso umido. Pur non essendo propriamente degli animali da compagnia, erano pur sempre degli esseri amichevoli che potevi conquistare facilmente con una spiga o con un po’ di erba fresca. Accarezzare la loro buffa e spettinata frangetta era una grossa soddisfazione.

In un piccolo recinto – con capanno di tavole annesso – c’erano le pecore, una quindicina, agnelli compresi. Non erano animali con cui fare amicizia. Troppo timorose e (forse) troppo stupide. Il montone era morto sgozzato dai cani randagi e a difendere il piccolo gregge era rimasta una grossa pecora spagnola con le orecchie nere e la faccia luciferina. Caricava senza paura qualsiasi cosa si avvicinasse al gregge. Caricava le macchine, le persone, i cani e i bambini. Aveva una particolare idiosincrasia nei confronti delle biciclette. Il povero diavolo vestito da ciclista che se la trovò davanti ne sa qualcosa. Ripensando alle sue urla non saprei dire chi dei due fosse realmente la pecora.

Pollaio e porcile erano attigui. Da una parte c’erano i maiali e dall’altra i polli, i tacchini, le faraone, le anatre e le oche. I pennuti potevano girare liberi, con i cani non c’erano problemi, i tacchini si appollaiavano sul tetto delle nostre auto e le galline tentavano d’intrufolarsi nell’orto. C’era sempre da stare in guardia. Poi arrivarono le volpi. Tante, troppe. E i pennuti non uscirono più dal recinto.

I maiali ti fissavano da dietro il cancello con aria interdetta. Non c’era da fidarsi, avevano una dentatura possente ed erano facilmente suscettibili. Le storie sulla proverbiale ferocia delle scrofe erano un discreto deterrente per tenerci lontani dal porcile.

Fatta eccezione per le anatre, che saltuariamente inseguivamo, e per il breve periodo in cui i pulcini erano simpatici, pollaio e porcile non erano luoghi popolati da animali particolarmente “amici”.

A tutte le bestie descritte si aggiungeva l’enorme quantità di selvatici che giravano nelle vicinanze di casa. Erano tutti nostri potenziali (loro malgrado) compagni di giochi. Ma parlare anche di questi richiederebbe troppo spazio.

Oggi le cose sono in parte come allora. I cani e gatti non sono più gli stessi e sono anche diminuiti di numero, ma restano sempre liberi e stronzi. Topi, vacche, pecore, polli e maiali continuano, tra alterne vicende, ad affollare l’esistenza della fattoria.

Vivendo altrove il tempo da trascorrerci insieme non è più quello dell’infanzia. Resta però una forma di affetto sincera, molto diversa dall’ansia genitoriale degli animalari urbani. Gli animali non sono meglio degli uomini, sono semplicemente diversi.

[Chiedo scusa per la lunghezza eccessiva del post. Un grazie ai pochi che sono arrivati fino in fondo. Quello nella foto è Marc, uno dei miei cani. Per chi avesse ancora voglia di perdere tempo, negli album Cani e gatti di casa, Nasi, musi e tartufi e Campagna, stalla e lavoro ci sono alcune foto animalesche.]

[1] «Si sentono le urla dei ratti che litigano».

Annunci

27 pensieri su “Bestie

      1. ho letto il tuo commento gentile sul mio ultimo post e ti ringrazio ma non so come mai non sono riuscita a risponderti per ringraziarti. Devo come mio solito aver schiacciato il tasto sbagliato al momento sbagliato… ti ringrazio qui sono state parole gentili e che fanno sempre piacere 🙂

  1. Gli animali non sono migliori degli uomini. Sono diversi. Bello questo tuo modo pacato ma deciso di ribaltare l’assodato, il condiviso, ciò che nessuno mette in discussione. Con le parole e con le immagini. È bello il tuo ridare dignità agli animali e ridicolizzare chi in città gliela toglie (forse anch’io sono stata una di quelli…). Buona domenica!

    1. Ciao Marussia, grazie per essere passata e grazie per il commento. Non volevo ridicolizzare nessuno ma, ovviamente, gli animali che vedo in città sono molto diversi da quelli che conosco io.
      Spesso la gente dice che chi non li ha mai avuti in casa non può capire l’affetto che si prova.
      A me hanno insegnato invece che la casa è il luogo degli uomini e “l’esterno” appartiene agli animali…
      Buona domenica! 🙂

  2. Nella fattoria dei nonni c’era uno stronzo galletto francesino che non si lasciava spaventare. Io, testarda, insistevo e quello mi è saltato sulla pancia per poi rincorrermi per tutta l’aia e mia sorella dietro a quello. Una comica finita col terrore per i volatili (di mia sorella) e la zia che tirava il collo al galletto. Poi noi chiuse in casa perchè era scappato il toro, le corse nella stalla delle vacche con scommessa a chi riusciva a evitare gli schizzi di urina, il maiale che piangeva prima della macellazione… Il contatto con gli animali è indelebile quando avviene nell’infanzia. Mia figlia vede i polli solo nel banco frigo del supermercato

    1. Eccoti qui! 🙂
      Il galletto bastardo ce lo avevo anche io. Era il mio peggior nemico quando avevo sei o sette anni… 🙂
      Mi fa piacere che in giro ci siano anche persone come te che hanno visto queste cose.
      Certe volte mi sento un alieno…
      Buona domenica!

      1. Credo ce ne siano, ma non ritengono importante o intetessante parlarne. Eppure sono aneddotti, ricordi, che mi hanno resa una bambina felice, anche se io ero una turista della campagna

  3. Bellissimo racconto, che davvero si fa leggere fino alla fine, sperando che duri di più…e tu ti scusi pure…sei un alieno 😛 (ma non detto negativamente tutt’altro, mentre tanti si compiacciono scrivendo fesserie, tu te ne scusi, sei un adorabile ragazzo nobile).
    Premetto che ho un cattivo rapporto con i gatti, per cui poco affine a sopportarli, in giro nel palazzo in città dove vivo, figurati averli in casa, ma mi piace tanto il tuo ridare senso e differenza all’ essere animale da quello umano, che ridicolmente in questa società priva di rispetto tra essere umani, poi si umanizzano fino all’ isteria, di trattarli come bambini, con la loro cuccetta, i giochini le pappette e non contenti facendomi(ci) sentire in colpa se non si comprende lo stesso amore…mah! Figurati adesso che arriva Pasqua, con la storia dell’ agnello…e adesso ridomanda che è l’alieno?
    ciao Al, belle foto 🙂

    1. Grazie S.! Sei sempre troppo gentile, l’aggettivo nobile mi si addice ben poco in realtà. 🙂
      I gatti sono mi sono simpatici, a tratti. Purtroppo credo che l’umanità si divida in due: gli amanti dei gatti e quelli che non li sopportano affatto.
      Sugli animali domestici sono completamente d’accordo con te, siamo al punto di non ritorno.
      Adesso arriva Pasqua e iniziamo con la tiritera dell’agnello. Ma ormai non ci faccio nemmeno più caso.
      Chi è l’alieno? Boh!
      Ciao!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...