Assenze insolite

P1080567Il campanello non c’era. Manca tuttora. Al suo posto ci sono sempre stati i cani: quando si sente baccano vuol dire che è arrivato qualcuno.

Non c’era nemmeno il portone, a casa. All’ingresso trovavi una brutta porta di ferro, con i vetri opachi, di quelli con la rete metallica dentro. Oggi è ancora la stessa. Troppo vecchia per essere decente e troppo nuova per essere vintage.

Mancava anche il numero civico. Era sottinteso, uno. Se mandavi una cartolina senza numero, arrivava lo stesso. La casa è lì da un centinaio di anni ma il numero ancora manca all’appello.

Quando facevo i temi a scuola, l’assenza del campanello era una delle anomalie che non riuscivo bene a spiegare. Tutti avevano il campanello, il citofono e il numero civico, quasi tutti avevano dei vicini di casa, tutti (o forse no) andavano in vacanza.

Io ero costretto a inventare. I vicini, per esempio, me li sono sempre inventati.

Certo, non molto lontano c’era il cimitero, la frazione più popolosa del paese, ma quei vicini lì sono sempre stati poco cordiali ed estremamente taciturni. Accanto a casa c’era anche un capannone, grande e illuminato, ma ci abitavano solo alcune migliaia di polli spennati e flaccidi con una speranza di vita non superiore al mese e mezzo.

Inventarsi le vacanze era invece più faticoso. Piuttosto che sognare il mare, preferivo consegnare in bianco. Al contrario di tanta altra gente non ho mai avuto problemi a prendere brutti voti, l’importante era non farlo sapere a mia madre, ci rimaneva male poveretta.

[La foto (come tutte quelle del blog) è mia, l’ho scattata a fine anno, davanti casa.]

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22 pensieri su “Assenze insolite

  1. Mi hai fatto venire in mente Antologia di Spoon River di E.L. Master, con i tuoi racconti sui vicini inventati, e con il cimitero a poca distanza da casa.
    La foto invece mi ricorda una frase di Verga, “La sua anima errava vagamente dietro i rumori della campagna …”. Trovo le tue immagini di una bellezza “veristica”, reali, disilluse, biografiche: un giorno dobbiamo sederci assieme a parlar di vino rosso e di fotografia ….

    1. Caro Maurizio, grazie mille per il commento. Come sempre sei troppo generoso.
      Una chiacchierata sulla fotografia davanti ad un buon bicchiere di rosso ci sta tutta!
      A presto

  2. Suggestivo quello che scrivi. E anche il modo, sembra di essere lì, di entrarci dentro.
    Bellissime foto come sempre. A proposito, stavo facendo pulizia della mailbox e ho trovato il tuo invito a Flickr… Pure se non lo frequento molto, ci sono già, e sto sbirciando le tue foto 😉

    1. Ciao! Grazie per il commento. Prima di scrivere sul passato cerco di ricordare come vedevo le cose… Ritorno un po’ indietro negli anni.
      Adesso guardo anche io le tue foto! 🙂

      1. 🙂 Sì, spesso quando sono giù in campagna, ma non solo, fotografo la tenuta da lavoro. Scarpe, scarponi e stivali… È un modo per ricordarsi di giornate in cui vedo solo le stalle.
        Ciao!

  3. Ecco, quella dimensione lì, di solitudine e isolamento, nei tempi andati, in campagna, si superava con dodici figlie e ventiquattro nipoti che condividevano gli stessi spazi vitali. E allora non avevi bisogno dei vicini. Del campanello poi, non ne parliamo che è invenzione moderna. Anni fa feci la postina nel paese che poi è diventata casa mia. Entrando nelle aie a consegnare la posta, sai quante urla per farmi sentire? e mica sempre mie, più spesso urlavano i cani … o i padroni per dirmi di stare attenta ai cani… o io che sfuggivo ai cani che mi inseguivano… I campanelli hanno iniziato a usarli quando hanno smesso di avere i cani

  4. guardo la foto delle tue mani, mani da ” fatica” come si dice da me…mani che ha mio figlio per lo sport, stridio di mondi, ma che mi parlano di quanto hanno i miei ed io dovuto ” faticare” perché quelle mani da fatica fossero una scelta per passione…e rifletto.
    ciao Al

    1. Grazie del passaggio S.! 🙂
      Diciamo che negli ultimi anni la fatica fisica è stata intermittente… Ma la forma delle mani resta. Quelle dei vecchi giù da me sono talmente dure e legnose che sembra di strigere la mano a delle querce.
      Ciao!

  5. Hai raccontato i sentimenti che accomunano i bambini, che ad un certo punto si trovano a confrontare la loro vita (che è sempre parsa loro l’unica possibile) con quella degli altri e iniziano a farsi domande, a sentirsi strani, a volte a vergognarsi di alcune cose. E hai associato una foto che è perfetta.
    Grazie, come sempre 🙂

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