Polvere nera

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W. H. Hamilton. Doppietta a cani esterni fabbricata in Belgio alla fine dell’ottocento, venduta negli Stati Uniti da un importatore di New York. Uno dei fucili di casa, il più vecchio. Il mio trisavolo lo acquistò in qualche posto della East Coast, dove era emigrato per lavorare. Tornò in Italia alcuni anni prima del millenovecento e lo portò con sé, forse clandestinamente.

Quando sparai per la prima volta da solo avevo quindici anni. Ero impaurito. Più preoccupato del rinculo che di mirare a ciò che avrei voluto colpire. Avevo caricato una sola canna, sicuro del fatto che non avrei sparato un secondo colpo, almeno non subito. Tirai il grilletto dopo qualche attimo di ansia, il cane scese giù rapido e il colpo partì. Sentii il calcio battere con decisione sulla spalla, mentre la testa rimbombava per lo sparo la vista mi si annebbiò leggermente. Ovviamente non riuscii nemmeno a sfiorare la preda. La mia unica premura era stata quella di non farmi scalciare dal rinculo. Rimasi attonito per qualche secondo poi rimisi il fucile al suo posto e feci sparire la cartuccia.

[So sparare ma non sono mai andato a caccia. I fucili ci servono solo per tenere a bada gli animali che ronzano intorno alle stalle: tortore e piccioni in primis. La foto è mia, il fucile è quello descritto, funziona perfettamente ancora oggi.]

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29 pensieri su “Polvere nera

    1. Le volpi vengono a bere il latte nella ciotola dei cani, ormai sono semi-domestiche. Non rompono l’anima a nessuno perché il pollaio è ben recintato.
      Per quanto riguarda i lupi, quando capita di vederne uno, la prima cosa che facciamo è prendere la macchina fotografica. Anche loro possono fare poco: le vacche sono troppo grosse.
      Faine, donnole e tassi sono rari a vedersi, sarebbe un peccato spararne una, per farne cosa poi?
      Il piombo è riservato a cornacchie, gazze, ghiandaie, piccioni e tortore. Sono loro che fanno danni nel granaio…
      Gazze e cornacchie sono per i gatti, tortore e piccioni finiscono ripieni e sono ottimi.

  1. Le armi da fuoco mi spaventano. Mi fa paura il senso di potere che danno. Capisco che in certicontesti, fuori dalla città, siano meno aliene.
    Bella la storia delle origini di questo fucile

    1. Le armi sono oggetti come altri. Molto dipende da chi le maneggia. Nel mio caso il valore affettivo che ha questa doppietta è immenso, è passata di mano in mano per tante generazioni.
      Nelle campagne i fucili erano una cosa abbastanza ordinaria.
      Oggi è diverso, le zone rurali non sono più abitate solo da agricoltori, ci sono le ville della gente “per bene”. In più quelli che vanno a caccia sono di solito borghesucci annoiati che passano le domeniche a fare calpestio nel seminato degli altri.

    1. Peccato per lo schioppo di tuo nonno. Potevi tenerlo senza problemi in casa, magari appeso da qualche parte. Il fucile è solo un tubo, se non ci sono munizioni al massimo lo puoi usare come randello…

  2. Non so sparare, ma in casa ho 6 fucili di vario tipo, regolarmente custoditi in un armadio blindato, alcuni vecchi, altri relativamente recenti. Ereditati da mio padre, e non me ne separerei per niente al mondo. Lui era un cacciatore, ma di quelli di una volta, la parte più bella dell’uscita non era il conteggio delle prede, ma l’aver passato una giornata intera nella natura. Da piccola, mi piaceva tantissimo aiutarlo a preparare le cartucce, pesare i piombini, la polvere da sparo… momenti tanto vicini quanto lontani.

    1. Tanta stima per i sei fucili!
      Bellissimo il tuo ricordo, bello anche il fatto che tu li custodisca gelosamente!
      Ora che ci penso anche a casa mia dev’esserci da qualche parte un kit per preparare le cartucce.

    1. Purtroppo non sono tutti in gamba come il corvo (con la voce di Leonetti) di Totò… Altrimenti basterebbe parlarci. 🙂
      Sugli yankee che dire? Purtroppo li conosciamo.

  3. Ti chiedo ospitalità per un una piccola storia che il tuo racconto mi ha fatto affiorare …
    Sono così giurassico che ho fatto il militare quando la leva era obbligatoria, dopo averlo rimandato il più possibile per blandi motivi di studio (ho cominciato a lavorare durante il primo anno di università).
    ho visto rifiutata con una gran risata la mia idea di servizio civile a fronte, temo, di numerose segnalazioni di mia presenza nelle manifestazioni studentesche dell’epoca nelle file di chi occasionalmente si trovava per le mani una chiave inglese. con un po’ di incazzatura volevano addestrarmi sul serio mi hanno mandato prima in Liguria, poi sul confine con la Yugoslavia e poi in varie “missioni”, compreso un poligono in Sardegna dove mi hanno fatto sparare con qualsiasi cosa, dal cannone alle armi di altri eserciti “avversari”.
    Mi hanno fatto scoprire un talento naturale che non ho poi mai più usato se non quando, in un tempo nel quale le “corporations” erano molto ricche, ti facevano fare quei 3 giorni di “intense team building” che assomigliavano, appunto, ad un addestramento militare.
    Una delle “prove” nella gara contro gli altri team era in un poligono di tiro: mi hanno dato in mano una Anschütz … e dopo la prova, anche i colleghi oltre a mia figlia sono stati assolutamente convinti che io lavorassi per la CIA :-).

    la foto è molto intensa: meriterebbe l’essere stata scattata a pellicola, per rispetto alla Hamilton.

    1. La tua storia è benvenuta! Anche perché è interessante… In effetti quella del poligono in Sardegna dev’essere stata impegnativa (e formativa).
      Mio padre – che è sicuramente più “giurassico” di te- è stato un anno a Tarvisio come alpino e racconta sempre storie del genere.
      Sapevo dei programmi di “team building” delle multinazionali ma non pensavo giungessero a questi livelli! 🙂
      P.S.
      Per te che apprezzi: scrivere il post mi ha fatto venire voglia di tortore e ne ho sempre cinque o sei in congelatore, le porto da giù.
      Stasera tortore ripiene e Tintilia (non dico la cantina per non fare troppa pubblicità).

  4. Anch’io non amo le armi, tutt’altro. Però di recente, leggendo Rigoni Stern, mi sono resa conto di come in campagna o in montagna siano oggetti quotidiani. Che il tuo fucile sia quello del tuo trisavolo ed abbia alle spalle tanta storia e per giunta funzioni ancora è qualcosa di affascinante anche per me.
    Ciao 🙂

  5. “These fragments I have shored against my ruins” diceva qualcuno parlando della sua Waste Land

    È sempre un piacere leggere i tuoi frammenti di vita.

    p.s. Le armi spaventano anche me ma come rinunciare alle tue tortore ripiene e ad un buon bicchiere di rosso?! =)

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