Il prete

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C’era una volta, tanto tempo fa, un parroco di campagna, uno dei tanti. Era rubizzo, tarchiato e panciuto. Aveva l’aria paciosa del buon curato di campagna ma predicava bene e razzolava male, come la gran parte dei suoi compari. Lontano dai doveri del sacerdozio, era più avvezzo a mangiare capponi, tracannare vino e frequentare le puttane della locale casa di tolleranza.

Le generose offerte di contadini superstiziosi e creduloni alimentavano la proverbiale ghiottoneria del prete. Sulla sua tavola nulla mancava.

Qualche scontento giungeva invece dalle vecchie megere del bordello. Il curato gradiva per niente i favori delle scaltre arpie – tutte a fine carriera – che affollavano quel casino di campagna. Ma non poteva farci nulla, le più provviste case di tolleranza della città erano molto lontane (anche per le sue tasche). Bisognava accontentarsi. Lo scolo era quasi assicurato.

Di tanto in tanto, con un po’ di fortuna, il pastore riusciva ad adescare qualche giovane contadina nubile. Ma il gioco non valeva la candela. Il rischio di essere sputtanato era troppo grosso. Con le campagnole semi selvatiche c’era più da perdere che da guadagnare.

Quando l’odiato bordello sembrava ormai l’unico rimedio ai pruriti, agli occhi del prete si presentò un’occasione ghiotta. Su consiglio di alcune famiglie della zona, una giovane, da poco rimasta orfana, aveva chiesto asilo in una stamberga attigua alla canonica. Era prossima alla maggiore età e graziosa di aspetto. Il pastore, confermando la sua bonaria e paciosa immagine pubblica, se ne prese cura dividendo con lei le abbondanti vettovaglie fornitegli dai contadini.

Passato qualche mese, decise di agire. Stanco delle cimici e del sudiciume del bordello, attrezzò la stanza da letto della canonica come una – spartana – suite d’albergo: lenzuola fresche di bucato, biancheria pulita e una ciotolina con dell’olio d’oliva da utilizzarsi alla bisogna. Tutto era preparato a puntino.

Dissimulando a stento l’acquolina e l’entusiasmo, condusse con modi gentili la giovane su per la scalinata, fino alla stanza da letto. Quando la ragazza vide la camera tirata a lucido (e la ciotolina) si accorse delle intenzioni del prete. Senza scomporsi, sorridendo timidamente, esclamò: «Padre! Il sacrestano ha fatto sempre senza olio!»[1].

[Mi sono preso la libertà di trarre questa storiella da una breve barzelletta che mi è stata raccontata qualche anno fa da uno spassoso personaggio che ci aiuta nella mietitura. La barzelletta originale è tutta in dialetto, non sono in grado di trascriverla per intero, dovrei informarmi su come scrivere in maniera decente il mio dialetto.

Il racconto è un modo allegro per dire che sono Charlie anche io, sicuramente molto più dei tanti baciapile che ho visto sfilare in giro per l’Europa. Sono anticlericale ed ateo, non me ne vergogno. Mi sono sempre sentito libero di ridere su quello che mi pare e piace. Non saranno pochi idioti a farmi cambiare idea. Abbiamo resistito a lunghi e terribili secoli di oscurantismo. I barbuti, ultimi arrivati, fanno quasi il solletico se confrontati ai cristiani dei tempi andati. Il loro destino è morire sotto i duri colpi della ragione.

La foto l’ho scattata quest’estate dopo la mietitura del favino.]

[1] Z’Prè! Lu sacrestan ha fatt sempr senz’olie! (come dice l’ultima frase della barzelletta).

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18 pensieri su “Il prete

  1. Il tuo racconto è molto bello e divertente. Non lo accosterei alla dissacrante campagna anti-islam e anti-musulmani fatta costantemente e in maniera subdola e strisciante con vignette che spesso, a mio umilissimo e personalissimo parere, hanno poco a che fare con la satira. Rispetto anche la tua idea di ateismo, tuttavia da ex atea posso dirti che per fortuna l’Alterità nulla ha a che vedere con i preti e le monache (sempre a mio avviso). Ti auguro di poter provare un giorno quell’Estasi che non è prosciutto sugli occhi ma un modo nuovo di vedere le cose del mondo.

    1. Ti ringrazio Terry, mi sono anche contenuto, conosco storielle molto più salaci di questa. 🙂

      A mio modesto avviso «Charlie Hebdo» non faceva una campagna anti Islam, prendeva in giro un po’ tutti, senza fare distinzioni di sorta. Le provocazioni dell’estrema destra e dei leghisti sono altra cosa (le condanno anche io) e spesso vengono fatte in nome di non si sa quale cristianità. Quest’episodio è cascato a fagiolo per far eccitare tutta la variopinta marmaglia d’Europa: liberali, conservatori e fascisti.

      Sul resto non posso risponderti, ciascuno pensa e vive come ritiene giusto. Io non ho formule, non ho rifugi e non ho più consigli da dare. Da parecchio tempo non credo in niente e in nessuno.
      Ciao!

      PS
      Non c’è bisogno di dirlo, ma lo dico per scansare qualsiasi equivoco, i commenti educati e ragionati come il tuo sono sempre bene accetti… Il blog esiste per confrontarsi! 🙂

      1. Invece io credo che ci sia una campagna anti-islam e ne ho conferma ogni giorno attraverso i media e la presunta satira che mai (o quasi prende così di mira i cristiani). Serve un occhio molto attento, forse un po’ troppo sociologico e psichiatrico, ma ti assicuro che c’è una campagna anti-islam e anti-musulmani. Io non parteggio per nessuno, perché i sociologi sono super partes a priori, in quanto conoscono i meccanismi che danno vita a tutto ciò e le loro derive. Ma questo non è per incensarmi, quanto più per dire che spesso si abbocca a tante cose narrate ad arte in tv e sui giornali, e la gente crede (come non crederci?) sia vero. Io dico solo: dubitare sempre di quello che i media narrano. A tal proposito unisco a questo mio commento un interessantissimo articolo apparso su un blog che seguo.
        Non posso che condividere ciò che dici sulle opinioni che esprimiamo qui sopra, anzi grazie a te che ci dai modo di parlarne. Ciaoo 🙂

        http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=114554&typeb=0&Solidali-con-la-stampa-libera-altre-vignette-blasfeme

      2. Sì, io mi riferivo soltanto al caso specifico di «Charlie Hebdo» e delle sue vignette.

        Sul resto sono d’accordo. La campagna anti Islam mi sembra abbastanza palese e coinvolge la quasi totalità dei mezzi d’informazione. È un fenomeno osservabile da diversi anni e si sposa benissimo con la propaganda anti immigrati…

  2. L’articolo che ho postato al commento è un po’ lungo, ma andrebbe letto soprattutto per dovere di informazione. Proprio in riferimento alla rivista Charlie Hedbo il giornalista cita delle cose specifiche che non fanno quadrato con altre cose… Insomma bisogna essere molto cauti prima di gridare “al lupo al lupo”….

  3. Saggezza popolare vuole che dalle mie parte il trabiccolo di legno che si metteva nel letto con le braci per scaldarlo, si chiamasse “Prete”… senza olio. E comunque pare che dir male della religione sia come dir male della mamma: una sberla bisogna aspettarsela…

    1. Ora che mi hai fatto ricordare, si usava anche dalle mie parti e non mi ricordo se lo chiamavano lu monach o lu preut. Il concetto è quello comunque… Si parla sempre di chierici.

  4. Rido perché sarà pure una storiella, ma…
    Saper ridere sempre di tutto e poterlo fare è libertà vera perché prendersi e prendere quello che abbiamo intorno troppo sul serio porta a una pericolosa rigidità intellettuale. 🙂

  5. Stupenda, me la immagino recitata proprio in dialetto, come hai correttamente trascritto la frase finale, con grazia plebea (nel senso alto del termine), di fronte alla flaccida borghesia del prete. Per il resto condivido tutto quello che hai scritto…

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