This land is my land

Bosco Popolo. Photo by M. Di Giorgio

Partire e tornare. Scendere e risalire. Studiare (o far finta di) e lavorare. Infine lavorare e, ancora, lavorare. Dal duemilatré sembra già passata una vita, forse due: la vita dell’aspirante storico e quella del promesso vaccaro.

Ogni volta il viaggio di ritorno diventa sempre più pesante, più fastidioso. Ho come l’impressione di vivere intrappolato in un’eterna nostalgia, una sorta di io disgregato. Diviso tra un retroterra rurale ed un futuro incerto, come avevo scritto altrove. Un’esistenza a metà insomma. E come se non bastasse, il passare del tempo screpola, rovina e peggiora tutto. In maniera inesorabile.

Il mio passato parla di un legame strettissimo con la terra. Sono figlio, nipote, bisnipote e trisnipote (perdonate la cacofonia) di agricoltori e allevatori. Potremmo tornare indietro finché c’è memoria, il risultato sarebbe lo stesso: la terra. Nel tempo, oltre ai titoli di studio, sono cambiate molte cose. Ma è anche vero che alcune sono rimaste identiche. La casa di cent’anni suonati, i pozzi scavati a mano, le terre, i luoghi, il soprannome e tanto altro ancora. Il lavoro poi, anche se in forme diverse, è duro come una volta.

Il mio presente è invece molto diverso. Parla di storia. È fatto principalmente di carte, ma non solo. Nella mia vita ci sono pagine di libri, fogli di riviste, documenti d’archivio, fotografie, parole registrate ed altre, tante, semplicemente impresse nella mente. È un presente difficile, precario, ma che ancora considero bellissimo, forse il migliore possibile. È il presente che ho scelto, quello che sognavo qualche anno fa. È il presente che ho cercato con un po’ di testardaggine e tanta – forse troppa – incoscienza.

Queste due vite si sovrappongono e s’intersecano tutto l’anno: l’archivio con il mais, la biblioteca con il fieno, le interviste con la legna, i seminari – nemmeno a dirlo – con la semina. E così via. Più di qualcuno mi ha parlato dell’impossibilità del (per)seguire entrambi gli obbiettivi. Molti mi hanno consigliato di scegliere, di farmene una ragione una volta per tutte. Ma io non riesco. Per come sono fatto, per ciò che studio, sono abituato a dimenticare nessuno. Tutto sembra sopravvivere nell’eterno e bislacco circo della mia memoria. Sono una specie di «teca umana», come ha detto una persona intelligente.

Nel mio tempo trascorso a casa sono i ritorni brevi a ferirmi di più. Non lasciano stanchezza fisica, quella che ti assale in ottobre, dopo la lunga estate di lavoro. Sono passaggi forieri di lavori incompiuti, di incontri fugaci e saluti affrettati. Sono assaggi stupidi, spesso inutili, che lasciano l’amaro in bocca. Null’altro.

Certe volte, quando il gomito sale troppo, oppure quando l’umore è nero, nerissimo, penso che tra meno di un centinaio di anni tutto sarà finito. Io sarò sotto terra da un pezzo, probabilmente dopo aver fatto tutt’altro nella vita. I rovi torneranno nei campi, il cemento si allargherà inesorabile dal paese, la casa sarà un rudere qualsiasi nelle campagne abbandonate e soltanto i vecchi sapranno chi ci stava tanti anni prima.

Vincerà l’oblio e, come sempre, usciremo sconfitti.

[Il titolo del post è un omaggio a Woody Guthrie. La foto l’ho scattata a Bosco Popolo, in un terreno nostro in cui vado a lavorare da quando sono bambino.]

Annunci

28 pensieri su “This land is my land

  1. Io invece credo che fai bene a fare l’uno e l’altro. Dal modo in cui li descrivi, sembra che tu non ne possa fare a meno, né della terra, né della storia. E allora vivili entrambi finché puoi e non ti far catturare dall’umore nero. Tutti noi tra molto meno di cent’anni saremo finiti, ma non necessariamente sconfitti.

    1. Mi sembra di tenere i piedi su due pattini che si allontanano l’uno dall’altro. È difficile vivere così.
      Poi per chi lavora con la memoria (e sulla memoria) l’oblio è una sconfitta. La sconfitta definitiva.
      Ciao

  2. Ci sono regole, principi, leggi non scritte che tuonano sugli umani i quali temono anche solo di metterle in discussione. Michele quello che penso è che semmai ci sarà uno storiagricoltore o agristorico (fai tu!) io sono certa che sarai tu. Hai coraggio e passione a sufficienza per fare bene entrambe le cose. E i tempi della natura, tu mi insegni, aiutano. Anche la tecnologia, peraltro. Come sempre una scrittura che incanta.

    1. Grazie Maru, come al solito sei troppo gentile.
      Probabilmente ci sarà un agristore. 😉 Nel senso che finirò a vendere stivali e carriole (che poi mica è così male).
      Insomma staremo a vedere, purtroppo il futuro si preannuncia tutt’altro che roseo.
      Ciao

      1. Michele, ieri ho letto questa frase che mi ha molto colpito:
        if you think you’re too small to have an impact, try to going to bed with a mosquito in the room… :-)) bacio e buona giornata!

  3. Senza parole.. Bellissimo post. Non credo si possa aggiungere altro, né cercare consolazioni o rimedi. La vita è quello che è. Ed è inevitabile che la tua vita sia “intrappolata” tra le pieghe di quel passato così pregno di altra vita. Io continuo comunque a vederci Bellezza.

  4. scusami a priori, saro indiscreta, ma i “brevi” spostamenti che non comportano, da quanto mi pare di capire, grossi impegni, non puoi proprio procrastinarli o delegarli ad altri che sono già li? magari almeno
    ne benificeresti, sul tuo stress psicofisico a beneficio del tuo diletto studio…
    Ritornando invece alle tue domande del post, penso che bisogna sempre coltivare le proprie passioni,
    e la Storia mi sembra lo sia, “la terra” intesa come “radici” è parte della tua storia e farà la storia dei tuoi figli e come tale, un bene irrinunciabile. Anche se lo si comprende da molto adulti.
    è sempre un piacere leggerti.
    ciao

    1. Ciao,
      non sei affatto indiscreta, i “brevi spostamenti” sono quelli di piacere, quelli dei finesettimana. Quelli che torni a casa e, già che ci sei, dai anche una mano. Purtroppo spesso non c’è il tempo materiale per fare nemmeno la metà delle cose che uno ha in programma.

      Spero tanto che quello che dici sulle “radici” sia vero. Anche se, a mio avviso, è più probabile che le mie storie rimangano legate soltanto alla mia breve esistenza…
      Grazie per essere passata.

    1. Ciao a te,
      mi occupo di storia (contemporanea)…
      Sono all’inizio dell’ultimo anno di dottorato. Mi (sotto)pagano fino a settembre del prossimo anno. Poi chi vivrà vedrà.

  5. Certo che alla fine sei tu che decidi…
    Ma bisogna fare una scelta: sofferta o meno
    E le scelte non sempre ripagano ma vanno fatte, soprattutto per un equilibrio interiore ( pensiero mio ovviamente)
    Abbraccio
    Mistral

  6. Cara Mistral,
    hai ragione, le scelte vanno fatte. E forse io l’ho già fatta, anche se mi ostino a tenere ancora un piede nei posti in cui sono nato.
    Purtroppo essere netti in questi casi significa creare fratture che fanno molto male.
    Grazie del passaggio!

  7. Per come la vedo io quello di non dimenticare nulla è un dono. E’ il solo modo che abbiamo per rendere immortale qualcuno o qualcosa e la storia non esisterebbe se non ci fosse qualcuno disposto a ricordare. Quindi grazie per i tuoi ricordi, sono preziosi, sono “storia” per tutti noi che li leggiamo. Non so se riuscirai mai a riunire le due parti di te stesso che ormai sembrano viaggiare da sole. Io non ci sono ancora riuscita, però ho capito una cosa importante: sono entrambe parti di me. La terra delle mie origini e quella che invece ospita i miei progetti futuri sono due facce della stessa medaglia e l’una non esclude l’altra. Un equilibrio c’è sempre. Non sentirti straniero! Possiamo sentirci “a casa” in ogni parte del mondo se davvero lo vogliamo 😉 E’ stato bello scoprirti, continuerò a seguirti!

  8. Non è un misero blog! E’ pieno di te, delle tue paure, dei tuoi sogni e delle tue storie. Prendi questo articolo per esempio: lotti tra il tuo passato e il tuo futuro come se fossi obbligato a scegliere tra “tradire” quello che eri e tentare di dare spazio e forma ad una nuova persona. Secondo me non devi scegliere nulla. Continuare a tenere il piede in due scarpe non significa non prendere una decisione, ma rispettare le tue origini e portarle con te finché non arriverà la tua grande occasione. E quando arriverà prendila al volo, dovunque ti porterà. Tutto il tuo bagaglio sarà sempre parte di te, come le tue storie 😉 Mi chiamo Alice e ogni volta che parto immagino di farlo con due valigie: in una metto i miei sogni e nell’altra tutto il mio passato! A presto 🙂

    1. Allora benvenuta Alice, ti ringrazio molto per quello che hai scritto, è bello.
      Proverò a fare entrambe le cose, malgrado le difficoltà, malgrado tutto. A presto! 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...