Acciaio

P1040294

E io giuro cara madre, vidi Fausto, il mio capo forno, avvicinarsi alla base dell’altoforno in equilibrio su una gamba sola, fare un piccolo foro con l’ossigeno e spillare con una lunga asta di metallo l’acciaio, farlo correre via lungo la rigola e farlo precipitare tutto quanto all’interno delle grandi siviere. Quando l’ultima goccia d’acciaio fuso a milleduecento gradi uscì fuori, vennero sparati pezzi di coke incandescente, una polverina elettrica e una polverina grigia che si attaccava alla faccia […].

Ascanio Celestini, Fabbrica

Cinque pensieri banali su un tema attuale.

[Uno] L’anno scorso, proprio in questo periodo, passai da Terni in auto. Avevo deciso di tornare giù in Molise senza prendere l’autostrada e colsi l’occasione per fermarmi in una città che conoscevo solo grazie ad alcuni racconti. Terni non è particolarmente bella. È una città-fabbrica. È un luogo che parla di lavoro, ma anche di degrado e disagio. Nonostante tutte le difficoltà, la città umbra resta uno dei luoghi simbolo della breve storia industriale del nostro paese.

[Due] Sulla storia e la vita di questa città esiste un lavoro di importanza notevole scritto da Alessandro Portelli nel 1985: Biografia di una città. Storia e racconto: Terni 1830-1985. È un capolavoro di storia orale. Ho avuto la fortuna di leggerlo qualche anno fa. Difficilmente riuscirei ad immaginare un modo più bello per raccontare una città, il suo lavoro, le sue sofferenze e la sua gente. Il libro andrebbe letto insieme ad un altro volume (più recente) dello stesso autore: Acciai speciali. Terni, la ThyssenKrupp, la globalizzazione.

[Tre] Quella che vedete nella brutta foto che ho fatto lo scorso anno è la grande pressa da dodicimila tonnellate. Fu installata nel 1935 e dismessa nel 1994. Nel 1999 è stata collocata, come monumento, di fronte alla stazione ferroviaria di Terni. Si tratta di uno dei rari – e involontari – esempi di archeologia industriale in Italia. Evidentemente viviamo in un Paese che si vergogna del suo passato industriale (anche di quello agricolo a dirla tutta).

[Quattro] L’Italia è un paese che pensa di poter vivere serenamente svendendo un comparto strategico come quello dell’acciaio. Non potevamo aspettarci niente di diverso da un personaggio che prima di amministrare il Paese faceva il sindaco di un bazar per turisti americani. Nei prossimi anni forse usciremo dalla crisi con le chincaglierie e le cineserie che rifiliamo agli americani quando vengono a fare dining al fresco (espressione che va di moda tra gli animali).

[Cinque] Quello che è successo ieri a Roma con i lavoratori della Acciai Speciali Terni è un fatto brutto e triste… Non c’è altro da aggiungere.

Tutto questo gran parlare di vecchio e nuovo, di rottami e di rottamatori, di smartphone e di gettoni per telefoni, mi ha fatto venire la nausea. Se questi mercanti patinati sono il nuovo, il cambiamento e la moda, io scelgo di essere il vecchio, scelgo di far parte del passato. Questo presente non mi appartiene.

Annunci

19 pensieri su “Acciaio

  1. Non conoscevo la storia di Terni, come cittadina industriale, e il fatto successo ieri dimostra quanta destra ci sia in questo finto governo di finta sinistra (io lo sapevo già, non avevo bisogno della violenza di stato, ma altri magari si svegliano… magari).

  2. Lucido, caustico e amaro questo post. Ma purtroppo tanto vero. Al punto che non trovo nulla da aggiungere. Se non che un’alternativa a mio parere c’è. La società civile è più avanti della classe politica. La crisi è sempre un’opportunità di risveglio. Ed io voglio credere che usciremo dal baratro. Buonanotte Michele!

  3. L’ha ribloggato su Unknown Pleasurese ha commentato:
    Ribloggo questo splendido post con dei pensieri (non proprio) banali del collega blogger Aldievel.
    Per tre motivi:
    Il primo: se ne parla troppo poco.
    Il secondo: a cause come queste, dove il lavoro diventa un optional in favore degli interessi dei grossi capitali, sono sempre vicino. Non parlerò di politica, sindacalismo o socialismo. Dirò solo che i sindacati hanno principalmente le colpe di quanto succede. Non tanto ai livelli foglia, quanto al becero mercato del tesseramento.
    Il terzo: la politica diventa e le sue sovrastrutture diventano più soffocanti tanto più quanto si fa sentire la sete di democrazia.

  4. Io ero li, ieri, in quella piazza a difendere il mio posto di lavoro. Ci sto da 24 anni in quella acciaieria, più di metà della mia vita.. È un pezzo di me e della mia storia personale e familiare, ne ho vissute le vicende, dai momenti migliori fino a quelli più cupi. La mia prima trasferta nello stabilimento di Torino per informatizzare la produzione, e poi tante altre nei vari centri servizio europei. La chiusura del magnetico, il reparto dove mio padre aveva lavorato per 35 anni. E poi ancora Torino, con quell’orribile rogo ad anticipare una chiusura già prevista. Ed il presente.
    È stato un continuo decadimento dal giorno in cui la fabbrica è passata in mano tedesca. Ci sono volute le manganellate per far scoprire all’Italia la nostra situazione. Ma oltre a noi ce ne sono tante altre di situazioni analoghe. Quando ieri siamo finalmente riusciti ad arrivare al MISE, abbiamo trovato già lì i lavoratori della JABIL di Marcianise. E dopo di noi, quelli della TRW di Livorno. Li abbiamo accolti con gli applausi, e siamo restati con loro per solidarietà. Odio i modi di dire, ma qui siamo davvero tutti nella stessa barca.

    1. Ciao,
      innanzitutto benvenuta, ti ringrazio per il commento.
      Capisco la situazione, erano anni che seguivo le vicende dell’acciaieria e della città.
      Le manganellate sono servite (almeno) a tenere alta l’attenzione. Speriamo in una soluzione positiva!

  5. conosco bene questa situazione, perchè putroppo il compagno di una mia cara amica, lavora li,
    e frequento molto Terni per motivi diversi, ma conoscendo molto bene, come la dismissione e la relativa
    poi bonifica etc relativa a Bagnoli, non sono per nulla ottimista, qui si va avanti con slogan…
    e tra vecchio e nuovo degli ultimi 20 anni, scusami,non vedo alcuna differenza. stessa apatia, stesse risposte ” c’è crisi” alibi acclarato. La verità penso che sia, un indifferenza generale, sulle reali situazioni della classe operaia, scusa se ho usato un parola da vecchio conio, i nuovi si disturbano e, se proprio ci tenessero alla ricostruzione della progettualità del sistema lavoro, non starebbero lì, a riempirci la testa di art.18 e Statuto dei lavoratori, che poi in molti paesi europei ci hanno sempre invidiato, ma si comincerebbe a reinvestire sull’innovazione tecnologica, la ricerca, la scuola…basta guardare la Germania, quanti fondi ha stanziato per questo.Vogliamo farci ancora più male? la Fiat, che nei fatti è nostra, adesso paga le tasse in GB e, la dice grossa su come,non ci smarcheremo mai dalla furbizia, ma sopratutto con questo esempio, che era da bloccare senza se e senza ma, ma chi vuoi che venga in Italia o nel sud e decida di investire? ci compreranno i cinesi, come già succede in molte parti di italia, grazie a Prodi…se l’ Europa vuole salvarsi, deve chiudersi all’ import dall’ Asia. So di dire qualcosa di folle, per alcuni. ma questo è il mio pensiero. imperfetto, ma non riuscirei a dirla meglio in un commento.
    ciao e grazie dell’ ospitalità.

  6. Ciao, grazie a te per il commento fiume.
    Non ho grosse cose da aggiungere. Semplicemente so che il settore è strategico perché riguarda una materia prima fondamentale. Non so trovare un colpevole definitivo per questa situazione, ce ne sono tanti, troppi.
    Per il nostro amato Sud la risposta è triplice: formazione, investimenti, infrastrutture. Ma possiamo sperarci ancora?

  7. la speranza, non mi piace come parola ne come concetto. Penso che serva una coscienza collettiva
    che spinga, chi è pagato per risolvere queste criticità, ad assumersi responsabilità, fuori da apparati e caste. Dunque il cittadino-lavoratore, a manifestare con tranquillità il malessere, senza incorrere in scene, come quelle viste nei giorni scorsi, che ricordano brutte scene di dittature latino-americane, che fino a prova contraria siamo ancora in democrazia. La salvezza per il sud sono i fondi strutturali europei, ma se questi vengono affidati a governatori di regione, che altro non sono che braccia lunghe di mafie varie, non credo che verrano spesi in maniera corretta, in quanto dati a pioggia ed a cazzo di cane.
    Ma dico, possibile, che la Polonia, giusto per dirne una, con i fondi Europei, ha fatto cose inverosimili
    mentre noi neanche riusciamo a pulire un canale? e poi, ci vorrebbe anche un pò di umiltà daparte
    di taluni soggetti nelle università, che si permettono di sprecare fondi, per assurdità, tipo assegno alimentare al laureato di turno, mentre dovrebbe diventare solo un bunus, nell’attesa che il suo cervello diventi patrimonio nazionale…e nel contempo innovare laboratori, strutture varie, perchè si possa davvero costruire/ricercare qualcosa. Cioè abbiamo avuto, un Frati, alla Sapienza che ha fatto una presidenza bellissima, radica di noce, marmi pregiati ed i laboratori di fisica sono ancora nello sgabuzzino…
    giusto per citare un esempio, ma ce ne sono mille. Sono adirata, nauseata ma non rassegnata,
    credo fortemente nella grande creatività dei giovani e nel loro di coraggio, ma devono mettersi, in gioco
    fortemente.
    Sono questi abusi ignobili che vanno troncati, la politica deve avere coraggio e smetterla di dichiarare bandiera bianca sul colle. I soldi ci sono, le idee anche, la forza lavoro non ne parliamo proprio, che tirassero fuori il coraggio di disancorarsi da ricatti per la poltrona, perchè la bomba sociale, non so per quanto ancora, possa essere tenuta a freno. A voglia ad inventarsi Ebola, ISIS e catastrofi varie.
    la gente non vuole “brioche” ma pane e lavoro.

    1. Io parlavo di speranza perché da un po’ di tempo a questa parte sono parecchio disilluso. Non mi arrabbio nemmeno più.
      A me non piacciono gli italiani, almeno quelli che vedo per strada tutti i giorni. In questo senso i politici che abbiamo ce li meritiamo tutti. La politica è soltanto lo specchio del Paese. E questo è un Paese marcio fino al midollo.

  8. Caro Michele, è triste vedere questa nostra Italia, allo sfascio totale
    Se questo presente, ci avvia verso un futuro illusorio e buio: il passato è l’ unica ancora di salvezza
    Buona festa di Ognissanti
    Mistral

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...