La mia strada

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Jettatori e cacasotto.

È una vita che ho davanti persone così. Non riesco a liberarmene.

Ogni volta che decido di fare qualcosa inevitabilmente mi giunge all’orecchio il coro degli ansiosi, a cui spesso si sovrappone il mantra presuntuoso di quelli che dicono «non ce la farai».

Uno dei primi impatti con questa mirabolante combinazione l’ho avuto circa dodici anni fa, quando stavo per finire il liceo. Scelsi di venire a Siena e di studiare storia. Apriti cielo. Il coro ovino esclamò a gran voce dubbi e sentenze.

«Che lavoro farai?!» «Tu sei pazzo!!» «Rimani disoccupato!!» «Che te ne frega di quello che facevano cento anni fa?!» «Ma parti da solo??» «Perché vai cosi lontano??»

E altre croccanti banalità di questo tipo.

La cosa più divertente – e al contempo frustrante – era vedere le facce basite e interdette quando alla domanda «cosa fai?» rispondevo «storiaeantropologia». L’antropologia in effetti ha sempre un che di spaventoso. Specialmente se combinato con la convinzione che storia sia un’autostrada verso la disoccupazione. Sciagura a me.

Poi le cose sono andate diversamente rispetto alle previsioni dei più, ma siccome ancora non posso permettermi un’auto come si deve, resto nella categoria dei pazzi senza senno. Il denaro prima di tutto, almeno secondo loro.

L’ultimo incontro con il mirabolante tandem dei menagramo-paurosi l’ho avuto quest’estate. Avevo programmato da mesi un viaggio in auto nell’Ex-Jugoslavia, ero al termine di un anno stressante e non stavo tanto bene per motivi personali. Insomma avevo bisogno di partire.

Ma stavo facendo i conti senza la deliziosa compagine dei commentatori fuori campo. Eccovi un brevissimo campionario di ciò che ho dovuto ascoltare quando ero in procinto di partire.

«Dove vai con quella carretta?», «Se rimani a piedi come fai?», «Madonna lì c’è la guerra!», «Cosa vai a vedere? Le macerie?», «Gli slavi sono figli di p. Stai in guardia!» «Ti rubano palle e pelle!».

Ho spiegato ai più che la carretta del 1998 è tenuta (quasi) a puntino e ci viaggio sempre senza problemi. Ho percorso anche 500 chilometri senza soste e non ha mai fatto una piega. Nei Balcani esistono i meccanici come in Italia e sono anche molto economici. Poi che diamine, una soluzione si trova sempre! Se proprio la macchina si fosse fermata irrimediabilmente l’avrei spinta nella Neretva (dopo aver tolto le targhe). Non si può immaginare fine più gloriosa per un’automobile.

Alle domande più bestiali ho risposto semplicemente che gli slavi del sud sono europei come gli altri. La guerra è finita da quasi vent’anni e quei luoghi stanno ritrovando la loro normalità.

I primi di agosto sono tornato dal viaggio sano e salvo, insieme ai tre che mi hanno fatto compagnia. La mia utilitaria di terza mano si è arrampicata sulle statali a cavallo delle Alpi Dinariche senza mai esitare. In otto giorni ho guidato per più di duemila chilometri attraverso Croazia, Bosnia e Serbia.

Anche grazie a questo viaggio ho ritrovato il  sorriso e la voglia di essere me stesso.

La foto della mia Clio a Bratunac (vicino Srebrenica) è dedicata a quelli che mi hanno sempre invitato a rinunciare.

Sono vivo, loro malgrado.

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25 pensieri su “La mia strada

  1. Michele, i sogni più belli sono proprio quelli che solo in pochi riescono a sognare. Ed il tuo di essere un uomo libero è di pochissimi. Mi piacciono i tuoi racconti perché sanno di successo vero. Profondo. E mi mettono allegria. Grazie di questo post… Mi mancava leggerti! Buonanotte!😘

  2. Grazie per il commento Maru! Sei molto gentile…
    Purtroppo la vita oltre al successo (molto magro per ora) ci regala anche un sacco di sconfitte. Anzi, per ora è il senso di sconfitta a dominare… Ma forse passerà.
    Buonanotte! 🙂

  3. La sconfitta è degli altri che restano sui loro piedistalli di carta. Quando pioverà, perché piove per tutti, prima o poi, la loro carta ammuffirà e loro crolleranno inesorabilmente. Ma tu sai nuotare, te lo ha insegnato la tua terra, e in un modo o nell’altro sopravviverai.
    Che si fottano. Loro e gli status, amico.

  4. conosco bene l’ argomento, talmente bene , che si mi guardo indietro dovrei essere morta sotto un ponte al freddo ed al gelo…sembra una frase retorica, ma bisogna ascoltare sempre i propri desideri, sogni e bisogni, altrimenti si muore dentro
    mi hai fatto venire in mente una canzone ..vediamo se riesco a mettere il link, però ascoltala fino alla fine ok?

  5. Non rinunciare mai! Io credo che inseguire i propri sogni sia sempre la strada giusta. 🙂
    Grazie di condividere le tue storie, è bello passare a leggerti. 🙂
    Ciao, un abbraccio.

  6. Eccomi….Sono un po’ distratta
    Innanzitutto, alla faccia di coloro che seminano consigli e gufate a iosa.
    Poi, se un’automobile è destinata a fermarsi, non esiste età
    Ultimo ma solo per casualità, racconti che è un piacere …
    Invidio la tua determinazione e positività
    Bacioni da Mistral

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