Niente da dividere (parte I)

P1070368

 

Con voi ho sempre avuto poco da spartire.

Ogni volta che torno per ritrovare i miei luoghi sono costretto a fare i conti con le vostre facce ottuse e maligne. Obbligato ad incrociare i vostri occhietti stupidi che scrutano, insinuano e giudicano.

Se non fossi cresciuto in mezzo alle vacche, potrei dire tranquillamente che la vostra idiozia ha qualcosa di bovino. Ma io agli animali ho sempre voluto bene e voi non avete nulla di buono, nulla cui io possa voler bene.

Indolenza, indifferenza, noia, torpore, banalità e cattiveria: non so trovare altre parole per descrivervi. Dulcis in fundo, come se non bastasse, siete anche presuntuosi e arroganti. Di quella presunzione che nemmeno le sofferenze della vita riescono a domare.

Vi sposate per ammazzare la noia. Figliate come conigli, come ratti inconsapevoli. Procreate senza responsabilità, senza pensieri e senza riflessioni, solo per il gusto barbaro di avere un trofeo da esporre in pubblica piazza e, più spesso, un grattacapo da rifilare alle vostre madri e alle vostre suocere (più annoiate e noiose di voi).

Stasera porterete in processione il santo nella grande e carnevalesca sfilata annuale.

È l’occasione buona per sfoggiare auto che non riuscirete a parcheggiare.

È l’occasione buona per indossare gli ultimi capi alla moda.

È l’occasione buona per sfilare con il pargolo sul nuovo passeggino.

È l’occasione buona per (s)parlare del vostro vicino mentre sgranocchiate noccioline.

È l’occasione buona per invidiare il prossimo.

È l’occasione buona per guardare (e desiderare) le donne e gli uomini degli altri.

È l’occasione buona per lavare via un altro anno di cieca indifferenza.

È l’occasione buona per dimenticare vermi, piaghe e setticemia.

È l’occasione buona per un’altra insopportabile fiera di banalità.

Prendete e mangiatene tutti.

Annunci

10 pensieri su “Niente da dividere (parte I)

  1. Tagliente e crudo. Tristemente vero.
    Come colonna sonora a questo post metterei “La mauvaise réputation” di Brassens.
    “Mais les braves gens n’aiment pas que L’on suive une autre route qu’eux”…Un bacio! 🙂

  2. E’ per cose come quelle che descrivi qui che nonostante tutto sono felice di vivere in una grande e stressante città: la realtà umana è talmente variegata che il provincialismo viene fuori meno, o almeno si confonde un po’. In mezzo al caos è più facile sentirsi un po’ meno “strani”, evitare le persone (pure tante) che ci piacciono meno, trovarne altre con cui condividere un punto di vista e con cui fare pernacchie al prossimo più banale.
    Felice di aver scoperto il tuo blog, continuerò a leggerti con piacere 🙂

    1. Io vivo in una piccola città di provincia (dove ho studiato), è un luogo che non mi appartiene e dove riesco a sentirmi abbastanza estraneo… Sicuramente non è asfissiante come la vita di paese che assaporo d’estate.
      Grazie mille per essere passata. 🙂
      Verrò a leggerti anche io!

    1. Grazie per la visita e per il link.
      Nei prossimi post parlerò anche del buono, non del paese ovviamente, ma delle campagne che vivo.
      La rabbia passerà con gli anni. Spero.

      Un abbraccio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...